Stampa

Sulle Tracce di... Andrea Pozza

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Sulle tracce di...

Con questa prima intervista TdJ vuole inaugurare uno spazio destinato a dare la voce ai musicisti, italiani ed internazionali. E’ un piacere aprire con questo magnifico pianista genovese, classe 1965, uno dei nostri jazzmen più veraci e convincenti, che cogliamo nel pieno di una maturità artistico-espressiva esemplare che lo sta portando a realizzare incisioni di gran pregio, oltre a un’attività concertistica che v’invitiamo caldamente a seguire “Live”.

TdJ: Un nuovo disco in duo, “I Could Write A Book”  con uno dei maggiori sassofonisti americani in attività, Scott Hamilton. Ci parli di questo sodalizio? 
AP: Conosco e stimo Scott da tanti anni, per me e tanti miei colleghi amanti del "classic jazz" è un mito, un musicista che fin da giovanissimo ha suonato con i grandissimi protagonisti della storia del jazz, un autentico custode dello spirito più profondo della musica jazz. Provo sempre una grande emozione a suonare con lui, proprio perchè c' è molta improvvisazione, unita alla conoscenza profonda del jazz classico. Quando Alfred Kramer mi telefonò per propormi questa registrazione in duo sono stato felicissimo perchè sapevo sarebbe stata una grande esperienza per me, e così è stato!

TdJ: Il disco suona come se fosse già un classico. Merito degli standard, magnificamente interpretati, della freschezza delle interpretazioni, ma c'è un ruolo giocato anche dalla "location" scelta per la registrazione, assolutamente inusuale...
AP: E' stata una fortunatissima concomitanza di fattori positivi. La location veramente suggestiva ed intima del castello di Certaldo, la registrazione effettuata da Giulio Cesare Ricci in maniera naturalissima (senza neppure passare dal mixer) con microfoni vintage di inestimabile valore, provenienti dagli studi di Abbey Road a Londra e l' ospitalità di Alfred Kramer (che si è unito a noi per la registrazione di Limehouse Blues) ci hanno fatto sentire talmente a nostro agio che la musica è scaturita naturalmente dagli strumenti. Abbiamo deciso una lista abbondante di brani dalla quale abbiamo attinto seguendo l' ispirazione del momento.

TdJ: Standard di Richard Rodgers, Cole Porter, John Lewis, e poi "Boccaccio Blues", l'unico original di questa session, di grande immediatezza...
AP: E' un blues che abbiamo deciso di dedicare alla session ed alla statuina del Boccaccio che "vegliava" su di noi da uno scaffale dietro il pianoforte. E' praticamente improvvisato, ma il tema è comunque cantabile.

TdJ; Hai, da molti anni, l'opportunità di suonare con celebri musicisti stranieri, e non sono pochi i solisti americani che ti scelgono come partner nelle loro turnè europee. Ci vuoi raccontare delle tue più recenti gig e dei progetti che attualmente ti coinvolgono?
AP: Sono sempre molto onorato quando grandi solisti mi chiedono di affiancarli nelle loro band, è una grande soddisfazione artistica e professionale. Tra le ultime collaborazioni, oltre a quella con Scott, voglio citare quella nel quintetto di Franco Ambrosetti, con il quale collaboro da circa un anno.
Ultimamente sto sempre più spesso lavorando a progetti personali come il mio trio con Aldo Zunino al contrabbasso e Shane Forbes alla batteria, formazione che esiste ormai da qualche anno, con la quale abbiamo inciso diversi cd, ultimo dei quali "A Jellyfish From The Bosphorus".
Appena nata, una collaborazione inedita, alla quale tengo molto, con Pietro Tonolo per "Italian Songs in Jazz" della quale faranno parte anche Aldo Zunino e Francesco Sotgiu alla batteria.
Sono anche molto orgoglioso dei concerti in duo con Enrico Rava, che ogni tanto mi capita di fare ed ultimamente anche con un altro grandissimo trombettista che è Fabrizio Bosso, due collaborazioni che sempre mi stimolano alla creatività e ad affinare sempre più le mie conoscenze musicali.
Ho da qualche anno anche una proficua collaborazione in duo pianistico con Andrea Bacchetti dove "La Classica incontra Il Jazz": lui suona Bach e Chopin ed io rispondo con Parker e Duke Ellington, poi improvvisiamo anche qualcosa insieme.

TdJ: Sotto il profilo pianistico, quali sono i musicisti cui hai guardato con maggiore attenzione negli anni della tua formazione e che hanno "formato" il tuo stile? E che cos'hanno in comune i musicisti che ami?
AP: Sicuramente il mio primo amore è stato Bill Evans, dal quale ho assorbito molto del mio stile e sopratutto dell' atteggiamento verso la musica jazz. Successivamente ho amato ed assorbito qualcosa praticamente da tutti i grandi del jazz, non solo pianisti: Parker, Powell, Ellington, Tatum, Coltrane, Rollins, Tyner, Jamal ecc.... I musicisti che amo di più posseggono tutti una grande chiarezza nell' esecuzione e una grande sensibilità sul timing. Amo lo swing e la cantabilità, se il tutto è condito da un po' di senso dell' humor ancora meglio!

TdJ: da “I Could Write a Book” ad “I Could Read A Book”... Quali sono le tue letture preferite, Andrea? Ci sono autori che segui?
AP: Leggo parecchio, ma a periodi. In genere mi piacciono i romanzi più che i racconti. Amo essere coinvolto, oltre che dalla storia anche dalla caratterizzazione dei personaggi e il racconto a volte finisce troppo presto, ne vorrei ancora. L' ultimo grande romanzo che ho letto è "Le Palme Selvagge" di Faulkner. Amo anche molto i gialli e sono un grande fan del Commissario Adamsberg di Fred Vargas (purtroppo li ho già letti tutti!).

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna