MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

Stampa

The freedom suite

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

1958. Sonny Rollins era ormai uno dei più famosi ed apprezzati sassofonisti del periodo. Centinaia di ottime recensioni sui giornali, foto, articoli. Eppure, quando cercò di affittare un appartamento, gli venne rifiutato perché nero. “A cosa serve essere celebri” disse Rollins “se rimani sempre ‘un negro’, come si suol dire?”.

Da questo evento e dalla sua indignazione nacque The Freedom Suite, un brano che era prima di tutto una grande sperimentazione musicale, il primo passo di Sonny Rollins nella composizione estesa, caratterizzato da continui cambi di tempo, variazioni e temi improvvisati. “Libertà”, quindi, indicava tante cose, radicate tanto nello spirito quanto nella musica di Sonny Rollins. Ma a togliere il dubbio che il significato del brano fosse prima di tutto politico, era la dichiarazione che accompagnò l’uscita del disco e che venne attribuita proprio al sassofonista.

“L’America,” scriveva Rollins “è radicata nella cultura Afro: le sue espressioni colloquiali, il suo carattere, la sua musica. È davvero ironico che i Neri, che più di qualsiasi altro popolo possono rivendicare come propria la cultura americana, continuino ad essere perseguitati e repressi, a tal punto che la cultura Afroamericana, che ha esemplificato la tolleranza con la sua sola esistenza, viene trattata inumanamente.”

Questa dichiarazione, da cui il carattere manifestamente politico del brano e dell’album, causarono una violenta reazione che spinse l’etichetta discografica a ritirare momentaneamente l’LP dal mercato e a ripubblicarlo senza nessuna dichiarazione scritta e con un altro titolo. Richard Palmer, nel suo libro su Sonny Rollins, esprime bene la tragica ironia della situazione:

“Intelligenti, moderate e, dal mio punto di vista, inconfutabilmente giuste, queste parole causarono un tale furore che spinse Riverside a ritirare l’album dal mercato e a riemetterlo come Shadow Waltz, il titolo del secondo pezzo più corto dell’album. Uno potrebbe definire l’ironia deliziosa se non fosse così deprimente: una tale reazione provò – in maniera devastante – ciò che aveva ispirato The Freedom Suite in primo luogo ed ha perciò esemplificato perfettamente cosa c’era che non andava a livello nazionale.”

Fonte: http://www.vitactiva.it/jazz-diritti-civili-7-tracce-7-storie/

Sono passati quasi 60 anni ma Sonny si mantiene lucido e vigile sui tema, tanto da prendere carta e penna e scrivere qualche mese fa a Jazztimes, lamentando l'esclusione di The Freedom Suite (ma anche quella di altri giganti del jazz) da un articolo pubblicato sulla rivista che prendeva in esame il jazz e la protesta per i diritti civili.

E poco importa che l'articolo in questione fosse solo un trafiletto a margine di un articolo su Kamasi Washington e non un saggio sulla lotta dei nero-americani. Ecco la lettera di Sonny e la garbata risposta dell'editore:

https://jazztimes.com/features/sonny-rollins-speaks/

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna