MONDO JAZZ
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di Roberto Dell'Ava

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Vocaboli sporchi

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Per alcuni jazz — prima scritto anche jass, jas, jasz, jaz — deriva dall’incerto «jasm» che, nelle zone creole, in par­ti­co­lare a New Orleans, è sino­nimo di vita­lità o in slang di pre­sta­zione ses­suale; per altri è una parola tratta dal fran­cese chasse-beau, che è un passo di danza dell’epoca (il cake walk).

Ma a fine Otto­cento si tro­vano ulte­riori rispo­ste: jazz-bells, sopran­nome delle pro­sti­tute di New Orleans in ricordo della Jesa­bel biblica; il verbo jaser, che signi­fica chiac­chie­rare; il sopran­nome Jazbo, un arti­sta di min­strel show; il sostan­tivo inglese gism, sino­nimo di volta in volta di forza, esal­ta­zione, ancora potenza ero­tica; il verbo to jizz, desi­gnante l’eiaculazione; l’africano jasi infine vuol dire vivere sotto pres­sione, in maniera fre­ne­tica. In ogni caso si tratta di suono o parola dai valori non certo edi­fi­canti, stando almeno a un’ottica per­be­ni­sta, come ricorda il pia­ni­sta Eubie Blake: «Non pro­nun­cio mai la parola jazz davanti a una signora. È un voca­bolo molto sporco!».

Fonte: 

http://ilmanifesto.it/basta-la-parola-venti-modi-per-dire-jazz/

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