MONDO JAZZ
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di Roberto Dell'Ava

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Inquietudini

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog


 
Il primo aggettivo che mi sovviene pensando a Diamanda Galas e alla sua musica è : inquietante. Di solito lo associo a terminazioni musicali positive, escludendo comunque a priori che Diamanda rientri a qualsiasi titolo sotto la classificazione "jazz". Interessante comunque questa vecchia intervista rilasciata a Jazzitalia, della quale riporto la parte più "forte" per quanto riguarda il jazz. Non commento, si tratta dell'opinione dell'artista, trovo però che sia in linea con il personaggio: inquietante.
 
....mi fa piacere parlare di Scrjabin perché sto seriamente pensando di proporre alcuni suoi brani per pianoforte durante le mie performances, come omaggio a questo grande musicista così influente in così tanti modi sul jazz moderno. Sento spesso parlare di jazz senza che nessuno citi gente come lui, Rachmaninoff, Bartok...da non crederci. Non danno loro alcun credito!
 Chi ha inventato queste progressioni, chi ha inventato certe scale?Si conosce Thelonious Monk ma non, appunto, Scrjabin. 
Giusto, come osi parlare di Monk senza sapere chi gli ha dato gli strumenti per esprimersi? Questa gente mi annoia, davvero, mi annoiano molto (ride). Gli americani hanno questo modo di ingigantire tutta la cultura che li vede protagonisti senza riconoscere l'originalità a chi davvero ha creato certi accordi, certe scale. 
Ed è una questione razziale, è un dato di fatto che la maggior parte dei compositori in questione nasce in Medio Oriente, prendi i russi, Scriabin, Rachmaninoff, prendi Bartok, Chopin: è lì che nasce il jazz, e un paese come l'America che ha sperimentato la piaga dell'intolleranza non dovrebbe perpetrarla a sua volta ignorandoli completamente perché non americani.
 Quando suono "Gloomy Sunday" negli Stati Uniti mi dicono, "ah la canzone di Billie Holiday"...ma non è di Billie Holiday, è di Laszlo Seress! Ed è una cosa completamente diversa rispetto alla versione della Holiday, tra l'altro. Quando ero giovane mi dicevano che il jazz nasce dalla cultura africana, beh permettimi di farti sentire un disco di musica africana e vedremo! Non c'entra assolutamente nulla. Il jazz parla attraverso la lingua dei grandi romantici e contemporanei europei, è per questo che non mi piace tracciare una linea di divisione netta fra una cultura e l'altra. Oggi in America la creazione musicale, e non solo jazz, è molto limitata, ci sono un paio di grandi cantanti a Broadway che comunque propongono sempre il solito approccio al jazz...e il resto degli americani ascolta brutte copie di Aretha Franklin e Whitney Houston con i soliti due o tre giri di accordi di rhythm and blues.
 
Intervista di Diamanda Galas ad opera di  Marco Marroni
 
 
 

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