MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Di Coltrane, Sun Ra, Coleman e altre meraviglie

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There is a new issue of the great web magazine Point of Departure available.
Tom Hull has posted new Music Week and Streamnotes columns.
Saxophonist Colin Webster is profiled on Bandcamp.
The NYC Winter Jazzfest has developed a fascinating blog interviewing musicians about social justice in music and society.
Here is a great essay by Matt Lavelle about individuality.
Jazz Times profiles percussionists Andrew Cryille and Tyshawn Sorey.

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Radiotre: cent'anni di jazz

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Cent’anni di jazz!
doppio concerto per celebrare l’anniversario
dell’incisione del primo disco di jazz

Marcello Rosa Sestetto
The Freexielanders
in diretta dalla sala A di via Asiago, Roma
martedì 28 febbraio ore 21.00

 
E a seguire, nella notte di Battiti, una ricognizione e una panoramica su alcuni dei musicisti contemporanei che hanno lavorato su materiali del jazz degli inizi.

La prima incisione discografica di una formazione jazz
raccontata da Antonia Tessitore
Wikimusic
domenica 26 febbraio ore 14.00
Nel febbraio 1917 una formazione denominata Original Dixieland Jass Band, guidata dal cornettista di origine italiana Nick La Rocca, entrava negli studi di registrazione dell’etichetta discografica Victor per incidere quello che sarebbe passato alla storia come il primo disco di jazz.
A cento anni da questa storica incisione celebreremo l’anniversario con un doppio concerto in diretta dalla Sala A di via Asiago, con il sestetto guidato dal trombonista Marcello Rosa che riproporrà alcune delle pagine di quella prima incisione e con la formazione Freexielanders da sempre dedita alla rivalutazione e alla riscoperta del materiale del primo jazz.

Chi vuole approfondire l’'argomento può ascoltare la puntata di Wikimusic in onda su Radio3 domenica 26 febbraio alle ore 14.00 condotta da Antonia Tessitore.
E ancora la notte di battiti, a partire – come di consueto – dalla mezzanotte, farà una ricognizione e una panoramica su alcuni dei musicisti contemporanei che hanno lavorato su materiali del jazz degli inizi.

Radiotre Suite Jazz 
Martedì 28 febbraio 2017
ore 21.00
in diretta dalla sala A di via Asiago, Roma
Cent'’anni di Jazz!
Doppio concerto per celebrare l'’anniversario dell'’incisione del primo disco di jazz
Marcello Rosa Sestetto
Marcello Rosa, trombone;
Claudio Corvini, tromba; 
Luca Velotti, sax soprano, clarinetto;
Paolo Tombolesi, pianoforte;
Giuseppe Talone, contrabbasso; 
Alessandro Marzi, batteria
The Freexielanders
Giancarlo Schiaffini, trombone;
Eugenio Colombo, sax contralto;
Errico De Fabritiis, sax tenore;
Alberto Popolla, clarinetto;
Aurelio Tontini, tromba;
Gianfranco Tedeschi, contrabbasso;
Nicola Raffone, batteria
 
In simile occasione poteva mancare una intervista a Renzo Arbore ? No, certo, ecco alcuni illuminanti passaggi tratti da L'Avvenire:

Si può dunque rivendicare a pieno titolo la paternità italiana del jazz. 
«Certo, non solo perché è stato Nick La Rocca, figlio di un ciabattino siciliano di Salaparuta, a incidere i primi brani della storia del jazz, Livery Stable Blues e Original Dixieland One Step, ma anche perché è nell’in- sieme che fu determinante il contributo degli italiani. Una paternità sempre sottaciuta dagli americani, ma anche dai francesi che sono stati i primi a importare il jazz in Europa proponendolo come musica da ascolto e non soltanto da ballo.
(...)
“Swing era” a parte, come sta oggi di salute il jazz? 
«Quello americano sta vivendo un periodo di stanca, tant’è che credo che in questo momento siamo proprio noi italiani i primi al mondo. E proprio negli Usa i nostri musicisti sono i prediletti, uno su tutti il sassofonista siciliano Francesco Cafiso, scoperto a 13 anni da Wynton Marsalis. Non è escluso che dietro al talento di questa genìa ci sia una sorta di dna jazzistico che si trasmette da generazioni, dai tempi di Nick La Rocca».
 
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Quante volte avete rimpianto l'originale ?

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Andare a recuperare le canzoni di Battisti e De Andrè la considero una forzatura: quelli sono musicisti, cantanti, che debbono restare li', in quel ambito, non si può "jazzificare" tutto. Quando andiamo a suonare in America non parlano di Italian Jazz, suoniamo la stessa cosa che suonano loro o che suonerebbe un greco o uno svedese. poi noi nel nostro paese suoniamo una musica che ci siamo un pò ritagliati su misura, ci permettiamo di fare la canzone napoletana, ci permettiamo di fare l'aria d'opera, tutta una serie di cose  che il musicista che interpreta cerca con la sua sensibilità di rendere credibili. Qualcuno non è affatto credibile. La domanda che mi pongo è: si può fare tutto in jazz, tutto è lecito ? Secondo me, no. C'è bisogno di un filtro, di una sensibilità che non tutti hanno.

(Roberto Gatto dal libro Una preghiera tra due bicchieri di gin di Nicola Gaeta )

Parole che condivido ampiamente, anche se naturalmente  comprendo benissimo le motivazioni dei musicisti che accettano questo tipo di ingaggio e ancor di più degli organizzatori alle prese con un teatro da riempire, pena la fine della loro esperienza programmatica.

Quelli che invece non capisco e non riesco a materializzare sono gli spettatori di simili proposte: chi ama De Andrè non può prescindere dalla sua voce, unica e inimitabile e difficilmente si adegua a jazzificazioni (più o meno riuscite) di sorta. Chi ama il jazz vorrebbe che straordinari musicisti, come quelli di questa locandina, suonassero svincolati da forme canzoni rigide e che mal si adattano alla loro fantasia e al loro estro.

Sono anni che molti musicisti italiani ci propinano album e concerti con le loro interpretazioni (spesso improbabili), dalla canzone napoletana a Mina, da Fred Bongusto a Pino Daniele. Quanti di questi album ricordate ? Quanti salvereste sull'isola deserta ? Quante volte avete rimpianto l'originale ?

 

 

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Radiotre: Greg Burk e Rob Mazurek

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Mercoledì 22 Febbraio 2017 ore 20.30

IL CARTELLONE

AI CONFINI TRA SARDEGNA E JAZZ 2016

 

Greg Burk's Solar Sound ospita Rob Mazurek                        

pianoforte, moog Greg Burk

cornetta Rob Mazurek 

contrabbasso Marc Abrams

batteria Enzo Carpentieri

digital painting Michele Sambin  

Registrato a Sant’Anna Arresi, Piazza del Nuraghe, il 5 settembre 2016    

 
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Larry

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Larry Coryell ha rivoluzionato la chitarra jazz numerose volte, mostrando che si poteva suonare diversamente da Barney Kessell o Jim Hall e indicando nuove vie e percorsi. Larry ha avuto alti e bassi nella sua vita personale e nella sua carriera, ma io provo molta ammirazione per lui.

Gary Burton

 

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The freedom rider

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Sebbene ben due sentenze della Corte Suprema degli Stati Uniti nei casi Irene Morgan v. Commonwealth of Virginia (1943) e Boynton v. Virginia (1960) avessero stabilito come incostituzionale la segregazione razziale sui mezzi di trasporto, tale decisione continuava ad essere ampiamente ignorata, soprattutto negli stati del sud.

Per sfidare questo ingiusto stato di cose, i cosiddetti “Freedom Riders” iniziarono a viaggiare sulle linee interstatali del sud violando le leggi segregazioniste. La risposta a questa forma di dissidenza fu, come sempre, violenta. La polizia interveniva arrestando chiunque violasse le leggi statali e in più di un’occasione ritardò il suo intervento permettendo il linciaggio degli attivisti neri.

In onore dei Freedom Riders, Art Blakey compose e suonò un incredibile solo di batteria di sette minuti e mezzo che diede anche il titolo all’album inciso con i Jazz Messengers nel 1961. Per l’appunto, The Freedom Rider.

Fonte: http://www.vitactiva.it/jazz-diritti-civili-7-tracce-7-storie/

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Più di una buona ragione per visitare il Connecticut

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Legendary composer and trumpeter Wadada Leo Smith presents 
the CREATE Festival
 
April 8 & 9, 2017 at Firehouse 12 in New Haven, CT
 
The first-ever celebration of Smith’s visionary compositions features five ensembles performing classic works and several world premieres
 
“A trumpeter and composer of penetrating insight.” – Nate Chinen, The New York Times
 
"Smith uses his magisterial instrumental voice, his inspirational leadership and his command of classical, jazz and blues forms to remind us of what has gone down and what's still happening.”   Bill Meyer, DownBeat’s 80 Coolest
 
Things in Jazz Today
 
Visionary composer and trumpeter Wadada Leo Smith proudly announces the first-ever CREATE Festival, a two-day celebration and exploration of his inventive and unclassifiable music that will feature classic works alongside world premiere performances. Taking place April 8 & 9, 2017 at Firehouse 12 in New Haven, Connecticut, the festival will include performances by five separate ensembles as well as seminars discussing Smith’s singular compositional innovations.

“This idea has been in a dream state for many, many years,” Smith says. That long-cherished dream has been realized in part due to support from the Doris Duke Charitable Foundation, which awarded Smith the Doris Duke Artist Award in 2016. The festival offers a thrilling, rare opportunity to delve deeply into the full scope of Smith’s sui generis compositional voice and approach, which – in their category-defying range and breadth – can only be classified using Smith’s preferred term, “Creative Music.”