MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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L'erba verde

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

È il contrabbassista simbolo della scena downtown di New York, anello di congiunzione tra la New Thing degli anni Settanta e la ricerca del jazz contemporaneo. A 65 anni nessuno meglio di William Parker, che si esibirà per Bergamo Jazz sabato sera al Donizetti, è memoria, a parole e in musica, dell’afflato libertario di quel «Mucchio Selvaggio» che era l’avanguardia free newyorchese. «Fu Lester Bowie a soprannominare così noi musicisti post-Coltrane ispirati dalla Cosmic-music di Ayler, ma di selvaggio non avevamo nulla. I veri selvaggi sono coloro che scatenano le guerre e ammazzano la gente; noi cercavamo solo una musica più sincera, più vera. Oggi a New York ci sono più che altro musicisti che suonano musica corretta, senza difetti; io continuo invece a cercare un suono che fluisca attraverso di me, e che possa risanare questo mondo rettificato».

Come se la passa ora a New York il musicista d’avanguardia?
«Con l’avanguardia sei sempre il fanalino di coda, anche quando sei al top. Ma molti non capiscono che l’erba sotto i nostri piedi è dello stesso verde di quella del Lincoln Centre. Ken McIntyre disse una volta che se sei famoso significa che hai fatto qualcosa di sbagliato. Le star al top non sono più felici di noi e da un momento all’altro passano dalle stelle alle stalle».

Fonte: http://bergamo.corriere.it/notizie/cultura-e-spettacoli/17_marzo_21/william-parker-donizetti-prego-perche-jazz-venga-me-5d3c5f16-0e13-11e7-bc58-c287e833415a.shtml

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Dave Douglas, musicista, imprenditore, direttore artistico

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Ieri Dave Douglas, un nome molto importante per il jazz contemporaneo, ha compiuto 54 anni. Mi sembra interessante riproporre una mia libera traduzione di un gustoso articolo sul trombettista scritto da Devin Leonard e pubblicato su Bloomberg.com giusto due anni fa. Douglas in questi giorni è a Bergamo, ricoprendo il ruolo di direttore artistico del Jazz Festival, e non è raro incontrarlo per le vie della città oltre che sui diversi palcoscenici in veste di presentatore.

Dave Douglas, il trombettista jazz, compositore, direttore d'orchestra, proprietario dell’etichetta discografica Greenleaf, e abile podcaster, vive in una casa posta in una stradina nel bosco in un villaggio chiamato Croton-on-Hudson, a circa un'ora a nord di New York City. E 'un buon posto per un musicista. Douglas a volte si esercitaalla tromba mantenendo il tempo con i piedi sul suo drum set.

"Non sono un buon batterista", confessa. "ma è un grande esercizio ritmico." Lui è uno dei trombettisti più venerati del jazz, ha vinto una borsa di studio Guggenheim per la composizione, e ha capeggiato numerose band, tra cui l'acustico Dave Douglas Quintet; Keystone, un gruppo con un DJ che ha fornito la musica per film muti; e Nomad, un gruppo con influenze folk che ha fatto il suo debutto a Suoni delle Dolomiti.

Douglas sta attualmente lavorando su un disco, uscita prevista nel mese di giugno, con High Risk , la sua nuova band, e Shigeto, un musicista elettronico della zona di Detroit che utilizza musiche provenienti dai videogiochi nel suo lavoro. Ma ciò che è altrettanto notevole di Douglas èquello di cui meno si parla: lui è un imprenditore accorto che ha capito come commercializzare la sua musica ad un pubblico globale in un momento in cui l'industria discografica sta lottando per sopravvivere.

Pochi generi musicali sono stati colpiti più duramente del settore jazzistico. Nel 2003, gli americani hanno acquistato 23 milioni di album di jazz, secondo Nielsen SoundScan. Nel 2013, ne hanno acquistato solo 5 milioni. La maggior parte delle etichette più importanti hanno ridotto in modo significativo le loro nuove uscite jazz. Verve di Universal Music Group, la casa un tempo di Ella Fitzgerald, sta spingendo i cantanti R & B e promuovendo rapper.

Anche la Blue Note, forse l'etichetta jazz più famosa in assoluto, si è trasformata in una sofisticata label di impronta prevalentemente pop , pubblicando album da Roseanne Cash ad Annie Lennox, mantenendo tuttavia quelle di grandi protagonisti del jazz come Wayne Shorter.

Proprio quando le vendite jazz sono implose 10 anni fa, Douglas ha fondato Greenleaf Music , una piccola azienda che vende dischi, magliette, spartiti, abbonamenti, e produce Noise from the Deep, un podcast su tutte le attività musicali di Douglas e dei suoi musicisti. Dave è a disagio a parlare di finanze della società, rimandando questo tipo di domande al suo manager, Mark Tavern, Tuttavia, Douglas dice che Greenleaf deve produrre ricavi, e questo è il punto. «Non è un progetto utopistico", dice.

Douglas è un uomo di 51 anni, con i capelli tagliati corti brizzolati, occhiali dalla montatura di metallo rettangolari, e una modo serio e professorale. Il giorno in cui lo incontriamo indossa una maglietta scura proveniente da un festival di musica rumena, i jeans, ed è senza scarpe. Douglas è nato a Montclair, New Jersey, figlio di un dirigente IBM. Ha frequentato Phillips Exeter Academy, una scuola privata di New Hampshire, poi ha conseguito la laurea alla New York University, che gli ha dato la possibilità di esplorare la scena jazz altamente competitiva e spesso a bassa retribuzione della città.

Nel 1987, Douglas ha realizzato ciò che molti giovani trombettisti considererebbero un sogno. Ha intrapreso un tour lungo sei mesi con il gruppo del pianista Horace Silver. Ci sono i video su YouTube di Douglas che fraseggia in stile hard bop con il gruppo di Silver in un concerto in Svizzera con i classici funky del leader, come Filthy McNasty e Nica’s Dream. Ma quando Douglas è tornato a New York, il suo telefono ha smesso di squillare .

Così, con una certa trepidazione, ha deciso di diventare lui stesso un leader . Non pensava che un unico gruppo sarebbe in grado di rappresentare tutta la musica che aveva in mente. Pertanto ne ha formati diversi. Uno era influenzato dal compositore di viennese Anton Webern. Poi ha creato un trio che fonde il jazz con la musica popolare dell'Europa orientale, e un sestetto che ha suonato la musica ispirata dai suoi idoli, come Wayne Shorter.

Questo significava che Douglas aveva un sacco di prodotti musicali da offrire alla sua base di fan in costante crescita. Ha attirato l'attenzione di piccole etichette indipendenti, e ha firmato presto con Soul Note, la gloriosa label italiana. Questi successi hanno portato ad un accordo nel 1999 con la RCA. Douglas ha pubblicato sette album per la RCA, compreso il suo best-seller "Soul on Soul", che ha venduto 13.000 copie negli Stati Uniti, secondo Nielsen SoundScan. Non era male registrare per la stessa azienda di Justin Timberlake e Avril Lavigne. Ma Douglas ha trovato l'esperienza frustrante.

Avrebbe voluto, inutilmente, che RCA pubblicasse i suoi dischi quando andava in tour. Ha anche avuto a che fare con i reclami dei fan sui problemi nello scaricare bonus sul sito RCA. "E 'veramente mi sono incazzato", dice Douglas. "Sono con voi ragazzi. Non è possibile lavorare cosi" Nel 2004, Douglas lascia la RCA e inizia a pianificare il lancio di Greenleaf. I suoi consiglieri gli dissero di fare cose semplici e pubblicare solo i propri album. Douglas li ignorò. "Ero irremovibile," dice. "Mi sentivo come se questa fosse già una vera e propria etichetta, quindi dovevamo avere più artisti."

 

Ha pubblicato 19 suoi dischi e molti altri con musicisti che vanno dal sassofonista Donny McCaslin al chitarrista Nels Cline dei Wilco.Douglas è stato ben presto felice di scoprire che faceva più incassi con i suoi dischi rispetto a quando era alla RCA; non può vendere come molti album pop, ma lui ottiene molto di più dalle entrate rispetto ai costi. Douglas è stato anche in grado di sperimentare nuovi modelli di distribuzione. Ha pubblicato album su CD, ancora il formato più popolare Greenleaf.

Poi li ha messi su vinile. Ha offerto brani inediti per un piccolo numero di fan disposti a pagare per abbonamenti annuali al catalogo di Greenleaf. Douglas ha anche sperimentato una idea nuova . Nel 2008, ha suonato per un'intera settimana con il suo quintetto al Jazz Standard di New York e ogni mattina pubblicava il download del set della sera precedente sul sito Greenleaf. "Mi svegliavo il giorno dopo, e c'era qualcuno a Mosca che stava scaricando," afferma Douglas. "E poi qualcuno in India. Ero stupito, wow, questo è un evento a livello mondiale. "

Ha avuto meno successo quando ha cercato di offrire album su flash drive. Ha venduto 300 chiavette durante due settimane di tour europeo. Non era sicuro che gli acquirenti sapessero cosa stavano comprando; sembravano entusiasti del fatto che lui firmasse la scheda allegata con la copertina dell'album. Ma quando Douglas ha offerto lo stesso prodotto sul sito Greenleaf, ha ottenuto una reazione diversa. "Non abbiamo mai venduto una sola chiavetta", spiega Douglas. "La lezione per me era chiara, non farlo di nuovo."

Nel 2013, Douglas ha lanciato Noise From The Deep, il podcast della Greenleaf Music, in comproprietà con il bassista Michael Bates. Ogni settimana si intervistano musicisti come Mark Turner o Lenny Pickett e questo fornisce a Douglas un altro modo per attirare l'attenzione sul marchio Greenleaf. Nel marzo scorso, Douglas è stato classificato come il n ° 2 nella lista dei migliori trombettisti del 2013 nel sondaggio dei critici di JazzTimes. I critici hanno poi scelto Noise From the Deep come secondo jazz podcast (il N ° 1, un po 'sospetto, era proprio della rivista…)

Forse la migliore indicazione del successo imprenditoriale di Douglas è la sua capacità di conferire attenzione sui meno noti artisti della Greenleaf. Nel mese di settembre, l’etichetta ha pubblicato "Into the Zone", un album del trombonista e compositore Ryan Keberle, che ha lavorato con Wynton Marsalis e Beyoncé, ma che è poco conosciuto al di fuori di una cerchia di addetti ai lavori di New York. "Questo è il mio primo disco su un'etichetta importante", dice Keberle. "I miei precedenti tre dischi, anche se hanno avuto una buona accoglienza dalla critica, sono usciti tutti su mia etichetta." Keberle dice che la registrazione è diversa fatta per l'azienda di Douglas. "Ho già visto i risultati," dice.

Torna a Croton-on-Hudson, Douglas si appresta a terminare il suo ultimo podcast. E’ imperniato su Mary Halvorson, amata dalla critica jazz per il suo particolare stile chitarristico. I fan di Noise From The Deep hanno anche chiesto al trombettista di promuovere un podcast con Kenny G, sassofonista tanto famoso e venduto quanto discusso, la cui presenza sul podcast sarebbe indubbiamente memorabile per diversi motivi. Douglas ha detto che ci sta lavorando.

http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-03-13/how-a-star-trumpeter-makes-money-even-when-jazz-can-t

http://www.greenleafmusic.com/

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I sogni son desideri

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Dave Douglas © John Abbott

C’è un sogno che le piacerebbe realizzare da direttore del Bergamo Jazz?

 

Sono una persona molto realista e credo che si debba innanzitutto lavorare con quello che abbiamo a disposizione e senza il quale nulla sarebbe possibile: sono davvero orgoglioso di quello che stiamo facendo e so che potremo crescere ancora. Ovviamente non ci si può aspettare di diventare da un giorno all’altro “il mondo delle favole”. Ciò su cui intendo lavorare duramente è un maggior coinvolgimento della gente, più workshop per i giovani musicisti, sperimentazioni, far vivere agli artisti anche la città e fare in modo che la loro esibizione non sia solo una toccata e fuga dopo il concerto. Il vero sogno? Amo Gaetano Donizetti, mi piacerebbe fare un concerto nel teatro che porta il suo nome con le sue musiche rivisitate in stile jazz. Sarebbe un evento fantastico.

Fonte: http://www.bergamonews.it/2017/03/24/il-sogno-di-dave-douglas-un-concerto-in-stile-jazz-sulle-musiche-di-donizetti/249567/

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Odwalla: Tempus Fugit

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Davide Ielmini ha ascoltato e riascoltato i dischi di Barbiero alla ricerca di connessioni temporali e musicali con altri compositori per tracciare una mappa inedita del mondo di Odwalla. Alla fine di questo percorso di ricerca è nato il saggio “Odwalla Tempus Fugit”, non un semplice omaggio a Barbiero, ma la sintesi di un percorso musicale originale. Un lavoro denso, accompagnato dalle foto di Davide Bruschetta e Luca d’Agostino. Un’esplosione di energia e colore raccolta in una pubblicazione curata nel formato e nella grafica.

Il critico parte da un assunto apparentemente spiazzante: una musica può essere moderna quanto più è primitiva e arcaica. Per dirla con le parole raffinate di Ielmini: «Odwalla è una musica nella quale la tonalità ha sempre la sua importanza, il tempo ne ha, la forma anche. Ma solo se inseriti in una ragnatela nella quale ogni filo si caratterizza per il suo essere anche modale, blues, contemporaneo-colto, europeo e americano, indiano e africano. Orientale»

La longevità creativa dell’ensemble di Barbiero, secondo il critico, è spiegabile perchè «Odwalla è un continuo fiorire di tradizione e progresso» attinge cioè alla grande lezione musicale del Novecento, da Stravinsky a Varèse, dall’Art Ensemble of Chicago a Max Roach con il suo M’Boom, e al tempo stesso ricerca «il seme antico del suono».

Il saggio verrà presentato sabato 25 marzo, alle ore 18, nella Sala S. Marta all'interno del Open Papyrus Jazz Festival. Ad aprire l’incontro, gratuito, sarà Maurizio Franco (insegna Storia ed Estetica del Jazz e Analisi delle Forme Compositive e Performative Jazz ai Civici Corsi di Jazz di Milano e ai Conservatori di Parma e Como) con alcune riflessioni su Odwalla. A seguire, alle 22 e 15, il concerto di Odwalla & Baba Sissoko, ritmi che si muovono all’interno delle grandi tradizioni europea, americana, africana e indiana.

Fonte: http://www.varesenews.it/2017/03/odwalla-i-cappellai-matti-del-jazz-amano-le-percussioni/606096/

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Open Papyrus Jazz Festival, al via la 37° edizione

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IVREA. È Migras il tema sul quale si muoverà questa 37esima edizione di Open Papyrus Jazz Festival, manifestazione organizzata da Ivrea Jazz Club, Music studio e Comune, che si terrà da giovedì 23 a sabato 25 marzo e sabato 1 aprile.

Migrazione che sarà perno attorno al quale far ruotare l’evento e fare spazio a riflessioni e dibattiti e che tradurrà, ancora una volta, il festival, non solo in musica da ascoltare, ma anche da vedere e, soprattutto, per pensare: «Si tratta – spiega il direttore artistico, Massimo Barbiero – di un tema delicato eppure antico, così abusato nel nostro contemporaneo, usato e strumentalizzato, nella maggior parte dei casi senza comprenderlo e senza averne quel rispetto che si deve a chi parte, a chi affronta il viaggio, spesso perché “deve” e perché è l’unica possibilità di sopravvivere».
Un obiettivo, il pensare, che in Barbiero, da sempre, è tra quelli primari: «Mi piacerebbe – non si stanca infatti di ripetere – che il festival, ogni anno, oltre ad essere un’operazione culturale e artistica, fosse un momento di riflessione». 
«Da una parte c’è l’intrattenimento e dall’altra l’accademia del jazz. La grande tradizione di quest’ultimo, come di tutte le grandi musiche, ci insegna il rischio, il coraggio di proporre, di trovare una propria strada, la bellezza dei diversi percorsi. Non ci insegna solo a rifare malamente cose che sono meravigliose e irripetibili già nell’originale, ci insegna a migrare verso nuovi mondi, perché solo così si sopravvive e si rinasce». 
 
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Le Liasons Dangereuse di Monk

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Esce il 22 aprile, per la prima volta per la benemerita Resonance, in occasione del Record Store Day, in edizione DeLuxe 2Lp+libretto 50 pagine . È la famosa colonna sonora francese mai utilizzata per uno dei primi film di Roger Vadim, Les Liaisons Dangereuse, una pellicola per i tempi piuttosto trasgressiva.

 In versione doppio Cd sarà invece disponibile nel mese di maggio. Nella formazione, interessante la presenza del doppio sax tenore, accanto al solito Charlie Rouse c'è infatti anche l'altro fuoriclasse Barney Wilen. Poi al basso Sam Jones e alla batteria Art Taylor a completare il quintetto.
Nica cercava di convincere Monk a fidarsi del produttore, che straparlava, riempiendolo di complimenti, prometteva ma non pagava in anticipo. Lei intercedeva e cercava di convincerlo che poteva fidarsi. Aveva ragione Monk. Non pagarono mai e la colonna sonora non venne mai utilizzata. 
L'articolo scritto da Nate Chinen di presentazione dell'album sulle pagine di WBGO, ricco di fotografie e con l'ascolto di Rhythm-a-ning:
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D'Andrea forever e anche in diretta Radiotre

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L'otto marzo è stato il compleanno di Franco, che tra i vari regali si è dotato di un nuovo e bellissimo sito internet, questa sera D'Andrea si esibisce con l'ottetto all'Auditorium Parco della Musica di Roma con una formazione completamente inedita. I “Magnifici”, come ama definirli D’Andrea, sono tutti musicisti eccezionali: Dj Rocca e il chitarrista Enrico Terragnoli vanno a formare la sezione elettrica che arricchisce timbricamente la solida base del sestetto formato da Andrea Ayassot al sax alto, Daniele D’Agaro al clarinetto, Mauro Ottolini al trombone, Aldo Mella al contrabbasso e Zeno De Rossi alla batteria.

Questo ottetto è composto, quindi, dai musicisti preferiti di D’Andrea con cui lui ama lavorare ormai da anni e che, a parte la new entry Terragnoli, agiscono, con diverse combinazioni, nelle varie formazioni di D’Andrea: dai trii, al sestetto fino ad arrivare al nuovo ottetto.

La prima assoluta del 21 marzo è anche una session recording con cui verrà poi realizzato il prossimo album di D’Andrea, che sarà pubblicato sempre dalla Parco della Musica Records.

Infine, domani sera, diretta Radiotre alle 21 dalla Sala A di via Asiago di Roma con il piano trio e l'Electric Tree.

Buon compleanno Franco !

http://www.francodandrea.com/

Fonte: http://www.romatoday.it/eventi/franco-andrea-auditorium-21-marzo.html