MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Tutto il resto è noia

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Empoli, torna il grande Jazz: Noa e Gil Dor gli artisti di punta del cartellone

Leggi questo articolo su: http://www.gonews.it/2017/01/31/empoli-torna-grande-jazz-noa-gil-dor-gli-artisti-punta-del-cartellone/

Ecco uno dei tanti esempi di cattiva informazione. L'Empoli Jazz Winter & Spring per fortuna in cartellone ha validi concerti di jazz, che però passano praticamente inosservati per il sito Gonews . E' l'effetto Umbria Jazz: tutti ricordano Lady Gaga, Massimo Ranieri e altri esponenti del bollito misto, solo gli appassionati sanno che a Perugia è transitata ben altra musica.

Con il dovuto e meritato rispetto per Noa e Gil Dor, ma se Empoli ha un significato è per Pasquale Mirra e Gabriele Mitelli e per il sempre interessante John Scofield. Tutto il resto è noia cantava il Califfo.....

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Investimenti

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'Non riesco a saziarmi di libri. E si' che ne posseggo un numero probabilmente superiore al necessario" Francesco Petrarca, dalla lettera a Giovanni Anchiseo 

Osservando le foto di casa Gustafsson (vedi post precedente) non ho potuto fare a meno di alcune riflessioni in merito. Anch'io ho iniziato da ragazzo ad avere questo irresistibile richiamo verso la musica, ma non solo, anche verso il cinema e la lettura. Allora i mezzi economici a mia disposizione erano scarsi, ma preferivo spendere quel poco che avevo in film, dischi e libri piuttosto che in divertimenti di altro genere.

Ora che sono un sessantino, come direbbe Camilleri, il risultato di tanti anni di passioni è facilmente visibile nel mio appartamento bonsai. Le pareti sono tappezzate da libri, long playing, cd, dvd, mp3 e quant'altro la fantasia e l'immaginazione ha potuto farmi accumulare. Tutto ciò è parte della mia storia e naturalmente anche di quella di mia moglie, e nello stesso tempo fonte di discussione perenne per l'impossibilità di gestire e/o mettere ordine in un archivio siffatto.

Come (quasi) tutti associo i momenti più significativi della mia esistenza ad una musica, un libro, un film. E' evidente che per riascoltare o rivedere o rileggere quanto abbiamo accumulato non basterebbe un'altra vita. Perchè continuare, allora ? Perchè, almeno per me, rinunciare ad una emozione nuova, uno stimolo non conosciuto, un'immagine coinvolgente, significherebbe gettare la spugna, avere rinunciato al sale della vita, insomma, essere morti intellettivamente. Mi accorgo che spesso quello che ricerco in un album o in un libro non esiste se non nella mia mente, e gli autori sono assolutamente impotenti a soddisfare la mia sete.

Eppure qualche ragionevole forma di distacco da un accumulo bulimico  puramente materiale è giusta e indispensabile, sopratutto quando da un pò si è girata la boa della mezza età. Mi consolo pensando che non ho ville, yacht, terreni ne seconde case, a parte il bonsai. Ho investito in suoni, parole ed immagini. E, volendo, sono tutte leggere e immagazzinabili nella mente e facilmente trasportabili.....

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Un sassofonista e collezionista: Mats Gustafsson

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Il sassofonista svedese Mats Gustafsson vive in Austria, sul confine ungherese, dove si è fatto costruire una abitazione con una stanza adibita all'ascolto e alla raccolta della sua imponente collezione di LP, quella che parzialmente vedete nella fotografia.

Per TheVinilFactory ha concesso una simpatica intervista in cui parla di questa sua passione debordante nata in età precoce e racconta anche un gustoso aneddoto riguardante un raro e prezioso LP :

I found a record on eBay years ago, a British record by Howard Riley with Barry Guy called Discussions. This record was made in only 99 copies because of a tax thing in England and it’s a bit of a holy grail in UK free jazz history. This guy in Lithuania had a copy on eBay and I got in touch with him outside of eBay so that I could talk to him directly. And he said to put an extremely high bid in and then I would get it and then we could talk about how to do it.

He knew who I was, and this is one great advantage of being a musician: some people maybe even like or at least know about you. So what we agreed was that I would come up and play a solo concert in Lithuania and the fee would be this record. So we made a deal, I went up there, played a solo concert and got the record and was very happy. It was a very happy moment in my life.

La sua collezione, due tonnellate e mezzo di dischi sparsi lungo 47 metri, comprende diversi generi e percorre le strade seguite dal giovane Mats prima come fan e poi come musicista. Notevole la sua prima ossessione musicale: Little Richard.

I got really deeply hooked to Little Richard when I was about seven. All my guy friends were listening to AC/DC and all the girls were listening to ABBA, not to generalise. But I found Little Richard and thought it was fantastic. I remember being very obsessed with the idea of getting all his records, and I was obviously not aware of how many there were, but I ruined a couple of family vacations because we had to get to certain record stores. So I think the sickness was there pretty early on.

And I think the connection to Little Richard is pretty interesting to look back to now because he was using a lot of jazz musicians and saxophones, and I think that might have triggered something for me.


Altre gustose storie si possono leggere nel link che riporto, io vi lascio con la parte conclusiva dell'intervista che vi ho tradotto:

Ci sono alcuni dischi, come quello di Han Bennink, il batterista olandese che è stato un pioniere del free jazz europeo e anche un artista visivo. Ha fatto un disco nel 1967 e si tratta di un disco fantastico, è uno dei migliori in assoluto in questo campo della musica, e tutte le copertine sono state fatte a mano da Han. Disegni, collages, piume fissati direttamente sulla copertina,  Si tratta di un'avventura. E penso di avere 11 copie ora di questo disco. E se voglio sentirmi veramente bene, prendo tutti e 11 gli album e li metto sul pavimento e poi rimango li e li guardo e sorrido.

http://thevinylfactory.com/features/crate-diggers-interview-mats-gustafsson/

http://matsgus.com/discaholic_corner/

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Esercizi spirituali

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Fare musica e cantare sono esercizi spirituali. E' per me importantissimo che la musica nutra il mio spirito, ed è anche possibile che questo mezzo sia ben più potente di quanto non si immagini. Per me cantare è un modo di pregare, utilizzo il canto per condizionare i miei umori, le emozioni, per elevare lo spirito. E mi permette di restare sulla strada buona, mentalmente e spiritualmente."

Bobby McFerrin (Jazzman, maggio 2007)

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Anche quest'anno è meglio rimanere a casa....

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UMBRIA JAZZ 17 (PERUGIA, 7 - 16 LUGLIO) 
I PRIMI NOMI DELL'ARENA/ KRAFTWERK, BRIAN WILSON, WAYNE SHORTER, JAMIE CULLUM, DEE DEE BRIDGEWATER, ANGELIQUE KIDJO, ENRICO RAVA, FABRIZIO BOSSO

PREVENDITE DAL 15 FEBBRAIO

I Kraftwerk (unica data estiva italiana) e Brian Wilson (unica data italiana) sono tra le prime anticipazioni del programma di Umbria Jazz 17 (Perugia, 7 -16 luglio) per quanto riguarda l'Arena Santa Giuliana, main stage del festival. 
La band tedesca aprirà l'edizione 2017 con il suo più recente ed innovativo spettacolo in 3D e la rockstar californiana sarà di scena il 15 luglio. Con lui, sul palco, anche Al Jardine e Blondie Chaplin. 
L'8 luglio Jamie Cullum, star inglese tra jazz e pop, sarà preceduto sul palco dell'arena dalla band funky Lettuce, mentre la serata del 10 sarà dedicata all'altra metà del cielo del jazz: prima, "Ladies !", all stars tutta al femminile con, tra le altre, Renee Rosnes, Anat Cohen, Melissa Aldana, Cécile McLorin Salvant; poi, Dee Dee Bridgewater con un repertorio ispirato ai generi soul e funky di Memphis, la sua città natale. La musica di questa grande capitale della musica Nera è il tema dell'ultimo disco della Bridgewater. 
Tre grandi trombettisti nella serata dell'11: il quintetto di Enrico Rava e del polacco Tomasz Stanko, uno dei più stimati jazzmen europei, e la big band guidata da Fabrizio Bosso in un omaggio al genio di Dizzy Gillespie. Gli arrangiamenti sono di uno specialista come Paolo Silvestri. 
Ancora jazz al femminile il 12, con Angelique Kidjo (per la prima volta a Umbria Jazz) che celebrerà Celia Cruz, la regina della Salsa, con la partecipazione di Pedrito Martinez, percussionista cubano che riscuote un gran successo a New York ed è stato applaudito anche nella scorsa edizione di Umbria Jazz. Prima di lei, un insolito duo pianoforte-arpa con la giapponese Hiromi ed il colombiano Edmar Castaneda. Entrambi sono stati lanciati a livello internazionale proprio da Umbria Jazz. Il 14 luglio, una star assoluta della storia del jazz, Wayne Shorter con il suo classico Quartetto (Danilo Perez, John Patitucci, Brian Blade), al quale si aggiungerà una orchestra di estrazione classica per presentare dal vivo Emanon, l'ultimo, complesso progetto inciso da Shorter per Blue Note.

Fonte: Umbria Jazz

 

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Driva’ man

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Greensboro, North Carolina. Erano le 16:30 del 1 Febbraio 1960. Joseph McNeil, Franklin McCain, Ezell Blair Jr. e David Richmond si sedettero al bancone del Woolworth store chiedendo di essere serviti per il pranzo. Quel bancone, però, era riservato ai clienti bianchi. Invece di essere serviti, ai quattro venne dunque chiesto di allontanarsi. Loro rimasero seduti fino alla chiusura del negozio. Il giorno dopo, quei quattro diventarono venti. Il terzo giorno, sessanta; il quarto giorno trecento. Come un virus, la protesta si espanse in altre città e in altri stati.

“Il bancone” diventò una delle immagini della segregazione razziale, e proprio questa immagine comparve sulla copertina del disco sui cui Max Roach iniziò a lavorare nel 1959 con il poeta ed attivista per i diritti civili Oscar Brown. Originariamente concepito per essere concluso entro il centennale del Proclama di Emancipazione nel 1963, l’album uscì infine nel 1960, proprio sulla spinta della grande ondata di manifestazioni nate dai fatti di Greensboro. Il progetto originale, titolato The Beat, avrebbe dovuto raccontare la storia dell’Africa dalle sue origini al presente. Roach e Brown scrissero insieme tre pezzi, ma poi qualcosa andò storto.  La rottura tra i due avvenne per motivi essenzialmente politici: benché fossero d’accordo sulle questioni legate alla giustizia sociale e ai diritti civili, Roach e Brown dissentivano su quali fossero i giusti mezzi per raggiungere tali obiettivi: mentre Max Roach sposava la linea dura di Malcom X, Elijah Muhammad e della Nation of Islam (organizzazione di cui faceva parte anche Muhammad Ali), Oscar Brown seguiva più volentieri la linea pacifista e integrazionista di Martin Luther King. L’album cambiò dunque titolo: The Beat divenne We Insist! Freedom Now Suite, con un chiaro riferimento all’album di Sonny Rollins. Il lavoro di Brown, comunque, rimase nell’album – sebbene a sua insaputa. Le sue parole, cantate da un’incredibile Abbey Lincoln, parlavano di schiavitù (Driva’ Man), di emancipazione (Freedom Day), di un’Africa lontana che, però, ai suoi occhi si faceva Nazione (All Africa). Alla lirica profonda ed eloquente di Brown, si aggiunse poi quella dura e polemica di Roach con Triptych: Prayer/Protest/Peace e Tears for Johannesburg.

Ad accettare di pubblicare l’album fu l’esordiente etichetta discografica Candid Records (la stessa che accettò di pubblicare Original Faubus Fables di Mingus). Sebbene l’album non divenne un successo commerciale e venne definito da molta parte della critica come “troppo controverso”, è oggi considerato uno dei migliori lavori di Max Roach nonché una delle pietre miliari del jazz in generale. Per Max Roach, che da allora si rifiutò di suonare musica che non fosse socialmente rilevante, fu sempre più complicato lavorare nel sistema dell’industria discografica statunitense.

 Fonte: http://www.vitactiva.it/jazz-diritti-civili-7-tracce-7-storie/

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Mmmh...

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“La La Land” ha qualcosa che non torna

Un pianista bianco che spiega a un nero (e a una donna) che il vero jazz è solo quello vecchio: quante cose vi fanno dire "mmmh"?

Fonte: http://www.ilpost.it/2017/01/31/la-la-land-jazz/

Non ho visto il film, non amo il regista (considero Whiplash un film non riuscito) e non ho quindi elementi per scendere nello specifico cinematografico. Mi limito a mugugnare il mio mmmh su parecchie affermazioni, queste si discutibili, dell'ignoto articolista, ad esempio:

il jazz, fin dalla sua nascita, è sempre stato un genere che ha cercato di innovarsi, e non ha mai guardato al proprio passato per capire quale direzione prendere. Se negli anni Venti e Trenta le trasformazioni nel jazz sono state più limitate, a partire dagli anni Quaranta tutti i principali jazzisti si sono dedicati non tanto a produrre musica orecchiabile e fruibile, quanto a spostare in avanti il genere. Questo dipende in larga parte dall’importanza che assunse con il be-bop l’improvvisazione dal vivo, il momento in cui i jazzisti erano obbligati a sperimentare cose nuove per poter fare concerti diversi ogni sera.

oppure, indecisamente:

Dal film si capisce che l’idea che Sebastian ha del “vero jazz” corrisponde all’incirca al neo-bop (...)

Dall’avversione di Sebastian per le tastiere, e dalla musica che suona ogni volta che è seduto a un pianoforte, si capisce che la sua idea di jazz corrisponde a quello delle big band di swing (...)
 

e ancora, verrebbe da chiedersi, ma è del tutto vero ?
 
Il neo bop non ha prodotto nessun contributo significativo alla storia del genere, che ha avuto i suoi momenti di crisi proprio in quei periodi in cui non ha saputo trovare modi di innovarsi efficaci come lo erano stati il free jazz o la fusion. 
(...)
Fortunatamente, il jazz contemporaneo non assomiglia minimamente a quello che ha in testa Ryan Gosling in La La Land: è diviso in molti diversi sottogeneri, alcuni più tradizionali e altri più sperimentali, alcuni con una preferenza per gli strumenti acustici e altri esclusivamente elettrici, ma praticamente nessuno che abbia come modello di riferimento il jazz degli anni Quaranta e Cinquanta e basta.
Ci sarebbe ancora molto da sottolineare, precisare, correggere. Ma a questo punto La La Land per me ha già perso appeal. Continuate voi... 
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Terronia

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2005

Pino Minafra & Sud Ensemble/Farawalla, Terronia, Enja1

Nella geografia immaginaria degli ultimi decenni, accanto a invenzioni politiche come la Padania, compare anche la Terronia che dovrebbe essere la patria dei terrones, i peones meridionali, almeno a sentir dire. C’è chi, come Pino Minafra e il Sud Ensemble, da questa Cosa alieno/indigena, ha tratto un album così provocatoriamente denominato,. Ribaltando peraltro ogni logica di leghismo all’incontrario ma comunque rivendicando, con orgoglio, alla ipotetica terra di Terronia una notevole ricchezza musicale, una estesa capacità concettuale, una forte creatività, una debordante rigogliosa cultura, anzi culture. Quella di Minafra e soci è musica dalla mercanzia multicolore, apertamente levantina, con una finestra affacciata sui Balcani e un’altra verso l’Africa, in questo Stivale capovolto che diventa metafora tarantolata di un’idea rappresentata in musica. E la Minafrique poi creata nel 2006 concretizzerà ulteriormente il sogno e il segno minafri(c)ano.

Fonte: Il giro del jazz in 80 dischi, Amedeo Furfaro

Link: http://www.amedeofurfaro.it/rokdownloads/libri/il%20giro%20del%20jazz%20in%2080%20dischi/STAMPA%20GIRO%2080%20DISCHI.pdf