MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Dopo Miles c'è anche un film su Chet

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Ethan Hawke suona la tromba ed interpreta Chet Baker nel film Born to Be Blue, la cui prima è prevista nell’ambito del Toronto International Film Festival. Non esiste ancora nessun trailer del film ma è possibile vederne una piccola clip (che trovate sotto) con Hawke in azione mentre suona una malinconica versione di Somewhere Over the Rainbow nello studio del suo produttore, interpretato dall’attore Callum Keith Rennie, che lo guarda con approvazione.

 

Il film è diretto da Robert Budreau, che precedentemente aveva girato uno short movie dal titolo The Deaths of Chet Baker. Born to Be Blue è un mix di realtà e finzione, ambientato nei tardi anni 60’ quando, dopo il successo iniziale, per Chet iniziava un duro periodo di dipendenza dalle droghe con diversi tentativi di riscatto e di rivalsa che il film drammaticamente racconta.

Fonte: http://www.slashfilm.com/born-to-be-blue-clip/


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Il film su Miles

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Nei titoli di coda del biopic Miles Ahead, Don Cheadle figurerà come sceneggiatore, regista e attore protagonista: è in gran parte merito suo – e di chi ha sostenuto il progetto durante la campagna di crowdfunding online – se, a dispetto di una lunga gestazione, il film biografico dedicato al musicista jazz Miles Davis è finalmente pronto per il debutto.
La data è quella dell’11 ottobre, ultimo giorno della 53esima edizione del New York Film Festival presso il Lincoln Center della Grande Mela; alla premiere dell’attesa pellicola va quindi l’onore di chiudere la kermesse.

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Jazz per L'Aquila. Qualche dubbio

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Come ormai tutti sapranno domenica c’è Jazz per L’Aquila, mega concerto di oltre 600 musicisti italiani riuniti per attrarre l’attenzione sulla (mancata) ricostruzione della città.

Perplessità e avversità, lette soprattutto sui social media, fanno parte di ogni grande evento. I dubbi in effetti sono legittimi per molti aspetti di questa Woodstock all’italiana, senza  addentrarmi nello specifico sarebbe interessante conoscere i criteri di scelta dei musicisti per poi finire più praticamente  alle questioni economiche: i musicisti suonano gratis, i concerti sono  free entrance, e va bene, non è certo con il possibile ricavato di una simile manifestazione che si potrebbe risolvere il problema della ricostruzione, ma allora si tratta  solo di una bella vetrina solidale (principalmente per i soliti noti) ?. Si puntano i fari sul problema per poi malinconicamente concludere che si è perso tempo (e soldi) e che ora fondi non ce ne sono. Mi sbaglio o mi è sfuggito qualcosa? Il ministro Franceschini non mi ha illuminato su questo aspetto.

Ad ogni modo l’evento è oggetto di articoli e commenti, dovrebbe esserci anche una copertura televisiva da parte della Rai, ed io ho scelto un articolo tratto da Left che presenta la giornata non senza lasciare qualche dubbio (ad esempio, cosa significa esattamente "  il jazz italiano, ormai affrancato dalla tradizione d’Oltreoceano e lanciato per suoi percorsi originali." ?)  

Mettete 600 musicisti impegnati in oltre cento concerti, lungo “solo” dodici ore. In diciotto postazioni tra castelli spagnoli, chiostri antichi, chiese e piazze medievali. E poi a notte fonda, il gran finale a piazza Duomo, fino a mezzanotte, ma poi chissà, tra jam session e dj-set, quanto potrebbe durare. Un evento storico per il jazz italiano, ma forse non è esagerato dire per tutta la musica italiana.

Per un giorno, il 6 settembre, il centro storico de L’Aquila, rimasto fermo a quel 6 aprile 2009, il giorno del terremoto, tornerà a vivere. Di suoni, ma anche di musicisti, di giovani, di aquilani e di appassionati di jazz provenienti da tutta Italia. Alla proposta lanciata dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini hanno aderito in tantissimi, il fior fiore del jazz italiano

“Sarà una giornata di solidarietà e di riflessioni sulla ricostruzione, ma anche l’occasione storica per mostrare la nuova immagine del jazz italiano”, afferma Paolo Fresu che della Woodstock aquilana è il direttore artistico (sul numero in uscita del 5 settembre di Left, un’ampia intervista a Fresu).

Qui potete consultare il programma

Gruppi storici, musicisti in duo o soli, combos, conservatori, big band e scatenate marching band come i FunkOff e la Funky Jazz Orchestra di Berchidda, all’Aquila sarà davvero possibile ascoltare il panorama variegato e in movimento del jazz italiano, ormai affrancato dalla tradizione d’Oltreoceano e lanciato per suoi percorsi originali.

Che le cose siano cambiate lo dimostra anche il lavoro della rete organizzativa, frutto di un vero gioco di squadra. L’evento, infatti, promosso da Mibact e Comune dell’Aquila, è stato poi gestito dall’associazione dei musicisti jazz Midj presieduta da Ada Montellanico e da i.Jazz, l’associazione dei festival, il cui responsabile è Gianni Pini. Insieme, le due associazioni hanno portato giovani musicisti che hanno partecipato al progetto We Insist. E che il jazz adesso venga riconosciuto come parte essenziale della musica italiana lo dimostra anche il numero di musicisti che avrebbero voluto partecipare ma che non sono potuti entrare nel programma per motivi logistici. La partecipazione di tutti gli artisti, ricordiamo, è a titolo completamente gratuito e anche il pubblico potrà aggirarsi gratis di concerto in concerto.

Fonte: http://www.left.it/2015/09/02/il-jazz-per-laquila-il-6-settembre-600-musicisti-e-100-concerti/

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Tempo di migrare

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Gli amici di Tracce di Jazz stanno rientrando dal meritato riposo, e con loro buona parte degli italiani. Ora è il mio turno, e inizierò questo week end andando a Saalfelden per il jazz festival. Poi c'è l'urgenza del mare e la voglia di viaggiare. Tra partenze ed arrivi cercherò di scrivere qualcosa ma il blog sarà a mezzo servizio fino ad ottobre. A presto

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I Simpson

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Pur amando da sempre i disegni animati, i fumetti ed i cartoons non mi sono mai entusiasmato per la serie televisiva dei Simpson. Va detto comunque che in quanto a gusti musicali le credenziali sono assolutamente in ordine....

Non bastasse questo fotogramma a testimoniare la passione jazzofila,  nella 24° serie uno degli ospiti nell'episodio Wiskey Business fu Sonny Rollins che comparve come ologramma a Lisa. Ecco il breve video:

 

 

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Storia disinvolta del jazz

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Ricordo a tutti che quella fucina di iniziative che è Radiotre ha messo in podcast quasi tutte le puntate della nuova serie di Body and Soul, trasmissioni curate da Claudio Sessa della durata di circa un'ora ciascuna e dedicate ognuna ad un ritratto di un grande della  musica jazz. Imperdibili.

http://www.bodyandsoul.rai.it/dl/portaleRadio/Programmi/Page-8e6c0a3e-f82a-4b5a-bd0c-4a254ac47730.html?set=ContentSet-2d8cbdb4-4960-48d0-880c-47400e7ee48d&type=A

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Enrico Rava e la Beat Generation

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Prima serata dedicata al jazz al Tremezzina Music Festival, manifestazione che ha preso il posto del Jazz Festival programmando due serate su quattro dedicate musica afro-americana.

La serata di ieri, senza nulla togliere alle prossime date, sicuramente sulla carta vedeva le due proposte più stimolanti dell’intero festival. Il duo Rava – Diodati, che rovesciando il programma, si è esibito per primo ed il progetto The Beat Goes On di Elisabetta Antonini, fresco e coinvolgente esattamente come il bellissimo disco premiato nello scorso Top Jazz.

Enrico Rava conferma il suo fiuto da talent scout e si esibisce in un duo paritario con il giovane e talentuosissimo chitarrista Francesco Diodati. Merito di quest’ultimo e della sua chitarra acustica elettrificata, con l’aggiunta anche degli effetti elettronici, aver trascinato Rava su un terreno sicuramente più impervio e sperimentale rispetto alle più compassate atmosfere degli ultimi anni.  Il binomio tra il virtuosismo del chitarrista e l’afflato poetico del trombettista, che virtuoso dello strumento non è mai stato e che ha saputo fare di necessità virtù, è sfociato in un concerto corposo, angolare, non del tutto fluido e coinvolgente ma con ampi squarci lirici e poetici. Probabilmente un set più corto avrebbe giovato sia  alla coincisione della proposta sia ad un maggior coinvolgimento del pubblico, numeroso e partecipe.  

Solare e molto più caldo il concerto di Elisabetta Antonini, ottimamente affiancata dal pianista Luca Mannutza, da Francesco Puglisi al contrabbasso, Marcello Di Leonardo alla batteria e dal solito dirompente Francesco Bearzatti al sax tenore. Un’ora e un quarto per riproporre gran parte dell’album The Beat Goes On dedicato ai poeti e agli scrittori della Beat Generation con personalità, cipiglio e idee fresche e coinvolgenti. Un set multimediale, con inserti video, audio e con un utilizzo sobrio ma proficuo degli effetti elettronici hanno delineato un gruppo ben assortito, con una leader autrice anche di gran parte delle musiche ed un attento recupero di liriche tratte direttamente dai poeti americani.

A giudicare dalla risposta del pubblico, numeroso nonostante l’ora tarda ed il freddo incipiente, la formula del Tremezzina Music Festival ha avuto successo. Speriamo che il festival resista anche alle intemperie finanziarie, ormai ricopre un ruolo ed occupa uno spazio (ed una magnifica location) che ne fanno un progetto unico e vincente.

Foto: Stefano Galli

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La Beat Generation ed Enrico Rava a Tremezzo

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Prima serata dedicata al jazz al Tremezzina Music Festival, manifestazione che ha preso il posto del Jazz Festival programmando due serate su quattro di musica afro-americana.

La serata di ieri, senza nulla togliere alle prossime date, sicuramente sulla carta vedeva le due proposte più stimolanti dell’intero festival. Il duo Rava – Diodati, che rovesciando il programma, si è esibito per primo ed il progetto The Beat Goes On di Elisabetta Antonini, fresco e coinvolgente esattamente come il bellissimo disco premiato nello scorso Top Jazz.