MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Qui Londra: che festival !

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Anche quest’anno a novembre Londra si prepara a essere travolta da un ondata di jazz. Prende infatti il via venerdi prossimo il London Jazz Festival, arrivato quest’anno alla sua 23ma edizione. La rassegna, che va dal 13 al 22 novembre 2015, porterà nella capitale migliaia di artisti, presentando piú di 300 concerti/eventi in molte zone della capitale.
 
Sono piú di 50 i teatri e i locali coinvolti.  Si suonerà jazz (ma anche blues, soul, rap e molto altro) in teatri da migliaia di posti, come il Barbican o la Royal Festival Hall, e in sale piú intime come la splendida Wigmore Hall o il Forge a Camden. Coinvolte anche alcune scuole di musica e quasi tutti i jazz clubs della capitale, dal Ronnie Scott’s al 606 Club di Chelsea.
 
cecile
Cecile McLorin Savant
Il canto jazz è il grande protagonista del festival, a partire dalla serata iniziale di gala (13 nov, Barbican) trasmessa in diretta da BBC3. La voce piú attesa è sicuramente quella di Cecile McLorin Savant, vocalist franco-americana 26enne, considerata una delle artiste di maggior talento emerse negli ultimi anni (sab 14, Cadogan Hall).  Ma ci sono anche le voci straordinarie di Kurt Elling (16 nov, Cadogan Hall),  Cassandra Wilson (15 nov, Southbank), Sheila Jordan (21 nov, Pizza Express), Allen Toussaint (15 nov, Barbican) e Melody Gardot (17 nov, Royal Festival Hall).
 
Tra le star del pianoforte presenti al Festival, menzione d’onore per il supremo Keith Jarrett, che venerdi 20 suonerà in piano solo alla Royal Festival Hall, la stessa sala dove nel 2008 ha registrato l’album ECM “Testament”.  Ma il cartellone riserva molte altre gemme per gli appassionati di piano. Da segnalare il polacco Marcin Wasilewski, in duo con il sassofonista Joakim Milder (15 nov, Guildhall School),  la virtuosa giapponese Hiromi, in trio con Anthony Jackson e Simn Phillips (18 nov, Royal Festival Hall),  l’inglese Gwylim Simcock con il suo gruppo Impossible Gentlemen (17 nov, al 606 Club) e il cubano David Virelles, in piano solo (19 nov, Kings Place).  Molto atteso anche il concerto dell’americano Aaron Parks (ascoltato a Londra di recente in trio) con il super-gruppo James Farm, nel quale lo accompagnano Joshua Redman, Matt Penman e Eric Harland (13 nov, Cadogan Hall).
 
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Dave Holland
Per gli amanti del contrabbasso sono due gli appuntamenti da non perdere: l’inglese Dave Holland in una rara esibizione solo al basso acustico (venerdi 20 alla Wigmore Hall) e il ceco Miroslav Vitous, fondatore con Shorter e Zawinul dei Weather Report, in duo con il pianista Emil Viklický (giovedi 19 alla Guildhall School).
 
Tra i concerti di spicco, anche quelli di due star della tromba: Terence Blanchard (ven 20 nov, Barbican) e Christian Scott (16 nov, Rich Mix), e di due veterani del sassofono, come Maceo Parker e Courtney Pine. Spazio anche alla chitarra, con il talentuoso beninese Lionel Loueke (13 nov al Club Inègales) e al banjo, con il duo composto dagli statunitensi Abigail Washburn e Bela Fleck (14 nov, Southbank). Per il jazz orchestrale ci sarà Maria Schneider con la sua pluri-premiata big band newyorkese (17 nov, Cadogan Hall), e qui davvero gli organizzatori del Festival non potevano fare scelta migliore.
 
 
Molte le serate a tema, dedicate alla memoria e alle opere di musicisti influenti come Clifford Brown, Bill Evans, o a ricorrenze importanti, come il 50mo anniversario dell’AACM di Chicago.  Il tributo a Billy Strayhorn, l’alter-ego musicale di Duke Ellington, sarà una performance a metà tra teatro e concerto, con una band, tre vocalist, e un narratore, e con nuovi arrangiamenti di classici come Satin Doll, Take the A train, e Lush Life.  Altro omaggio molto atteso è quello a Kenny Wheeler, il trombettista canadese scomparso lo scorso anno (19 novembre alla Cadogan Hall). Sul palco a ricordarlo e a suonare la sua musica, decine di artisti che con lui hanno collaborato a lungo, come il chitarrista Ralph Towner, che chiuderà il concerto con un set solo.
 
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Qui Londra: Cari Mostri

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

LONDRA  -  Per il settimanale Time Out, bibbia dell'intrattenimento nella capitale, è lo show da non perdere in questi giorni sotto il Big Ben. Lo scrittore Stefano Benni e il trombettista Paolo Fresu, due grandi artisti italiani, ciascuno nel proprio campo, insieme sul palcoscenico di un famoso jazz club di Londra per una tre giorni di musica, poesia e parole. E' il Theatralia Jazz Festival, la manifestazione ormai annuale che si svolge nella metropoli londinese, organizzata come in passato dalla cantante e regista teatrale Filomena Campus, anche lei sul palco con l'autore di "Cari mostri" (titolo dell'ultimo libro di Benni, da poco pubblicato) e con quello che i critici considerano il più importante jazzista italiano, appena reduce dalla sua ultima tourné in Corea del Sud e in Canada. Il luogo è il Pizza Express Jazz Club di Dean street, uno storico scantinato del jazz nel cuore di Soho, già sede del festival della Campus nelle passate edizioni in cui aveva registrato più volte il tutto esaurito.

Si comincia questa sera alle 20:30 con "Paolo Fresu meets Oren Marshall", incontro a ritmo di note fra il jazzista italiano e un grande interprete inglese, con la partecipazione delle 4Njanas, gruppo tutto femminile guidato da Filomena Campus, e quale "guest star" Antonio Di Bella, volto ben noto ai telespettatori italiani come corrispondente del telegiornale da vari continenti (ora da Parigi), qui in versione di ironico "chansonnier" con la chitarra in mano. Martedì sera è il turno di "Italy vs England", con Stefano Benni, Paolo Fresu, il Filomena Campus Quartet e lo straordinario vocalista inglese Cleveland Watkiss. Si chiude mercoledì con "All Stars Misterioso Monk", un adattamento jazz dello spettacolo "Misterioso" di Benni sulla leggenda del jazz Thelonious Monk, già andato in scena fra l'altro a Londra nel 2009 ai Riverside Studios per la regia della Campus, per l'occasione con le voci e la musica di Robert Mitchell, Orphy Robinson, Dudley Philips, Jean Touissant e la stessa Filomena Campus. Un adattamento che contiene anche un omaggio a Billie Hollyday, celebrandone il centenario della nascita.

Continua a leggere qui: http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2015/11/09/news/fresu_e_benni-126949099/

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Il sax : 201 anni fa

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Antoine-Joseph Sax è stato un inventore e costruttore di strumenti musicali. Deve la sua fama all`invenzione del sassofono, del quale fu anche il primo insegnante al cosnervatorio di Parigi. Il Sax divenne, specie grazie alla musica Jazz, uno strumento fondamentale con cui si sono cimentati musicisti leggendari. Google lo celebra dedicandogli il doodle di oggi.

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Hello Adele !

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Il New York Times di oggi, grazie alla penna di Ben Sisario, si interroga su un angosciante dilemma: il nuovo album di Adele, "25", entrerà a far parte del circuito streaming (Spotify) o la cantante seguirà l'esempio di Beyoncè e Taylor Swift negando lo streaming e puntando, visto che Adele è uno dei pochi nomi in grado di farlo, a vendere almeno un milione di compact disc ?

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Album invisibile

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Ho partecipato al consueto sondaggio indetto dal magazine Musica Jazz, il famigerato Top Jazz. Delle mie scelte parlerò più avanti, non credo siano particolarmente diverse da quelle di molti altri interpellati, ma penso possa essere interessante spiegarne il metodo. Tra gli album dell'anno ho votato anche l'autoprodotto Uomo Invisibile del gruppo di percussionisti piemontesi Odwalla capeggiato da Massimo Barbiero. Come ho appena detto l'album non è stato registrato per una etichetta ma è prodotto dagli stessi musicisti, ergo è in vendita esclusivamente ai loro ahimè rari concerti. Ma perchè questa scelta ? La spiega Massimo Barbiero in una breve nota che mi ha spedito unitamente  all'album. La riposto integralmente, c'è materiale su cui riflettere e spiega tragicamente bene il punto di vista di molti musicisti:

Perchè dopo 10 cd di Odwalla e oltre 60 incisi la scelta di un lavoro autoprodotto ?

Anche se il precedente solo di marimba (Simone de Beauvoir) aveva già inaugurato questa scelta.

Non vi erano etichette interessate ?

Si, ci sono, ce nè anche troppe, ma ormai da oltre dieci anni nessuna fa più il lavoro per cui sarebbe nata.

Lo sa la critica, lo sanno i musicisti, e a volte lo sa anche il pubblico più preparato.

Le etichette i cd li fanno per venderli ai musicisti, che li comprano perchè li vendono ai concerti.

Non vi è promozione, perchè non c'è più un mercato.

E la maggior parte dei musicisti non sa verificare se "quella promozione" viene fatta o meno.

In questa giungla di centinaia di etichette solo in Italia, una produzione anche minima, lascia il tempo che trova verrà risucchiata in quel caos che è diventato quel microcosmo del jazz italiano, dove non mancano gatti e volpi e a volte anche sciacalli.

Scoprire che spesso le etichette non spediscono alla critica, alle redazioni, ormai non è una novità, solo che molti fanno finta di non saperlo.

A questo punto meglio una promozione limitata, circoscritta a quel pezzo di critica ancora credibile. A quei nomi che da trent'anni leggo, fidandomi su quel pò di stima che spero di aver conquistato negli anni.

Se non è ECM o altre tre o quattro etichette è ormai folle credere che qualcuno faccia gli interessi dei musicisti, basta guardare:

il numero delle etichette nate negli ultimi anni

il mercato dei festival...

e qualunque ragionamento porterà alla stessa conclusione.

Non serve a nessuno quella logica, se non a chi stampa e vende i cd ai musicisti.

Queste due righe sono solo per spiegare una scelta "politica" nei limiti di quel termine. Una scelta che va più verso un'idea artistica piuttosto che di vendita del prodotto.

Forse anche il resto del mondo sta andando in questa direzione e non ce ne siamo accorti.

Massimo Barbiero 

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Jazz & food

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Più curiosa la collaborazione tra Mauro Ottolini, eclettico esponente del jazz contemporaneo all'italiana, e Giorgione. La serata conclusiva della rassegna, infatti, sarà la Sala Sinopoli a ospitare l'insolito duo con Sousaphonix e Cooking Show. L'oste “laido e corrotto” di Gambero Rosso Channel presenterà la sua cucina popolare, genuina e golosa proprio come la musica di Sousaphonix, che mette insieme una divertente orchestra di elementi, dal trombone alle conchiglie, dai giocattoli al banjo, dalla balalaika all'organetto, agli strumenti artigianali sardi. Ma non finisce qui.

Al ricco calendario di concerti, l'edizione 2015 del Roma Jazz Festival assocerà due iniziative a tema gastronomico: Chef in Jazz e Eat, Drink e Jazz, coinvolgendo chef e bartender della Capitale che proporranno in menu piatti o cocktail ispirati alla musica. Nello specifico, ognuno dei sette chef che hanno aderito all'iniziativa sarà chiamato a ideare un piatto dedicato agli artisti presenti in cartellone. Loro sono Francesco Apreda, Roy Caceres, Danilo Ciavattini, Riccardo Di Giacinto, Marco Martini, Alba Esteve Ruiz eDaniele Usai. E questo garantirà anche uno sconto del 10% sui biglietti dei concerti e viceversa per chi vorrà partecipare a entrambe le esperienze.

Qualche esempio? Si ispira al groove di Ameen Saleem il Cervo, fichi e noci di Alba Esteve Ruiz, mentre gioca con gli ingredienti Sounds of food, il piatto colorato di Marco Martini dedicato ai ritmi cubani di Alfredo Rodriguez; da Metamorfosi, non troppo distante dall'Auditorium, Roy Caceres servirà in tavola Maccheroni e crostacei, alghe e burrata, un piatto da assaporare con lentezza come la musica di Fabrizio Bosso.

Fonte: http://www.gamberorosso.it/news/1023165-musica-e-cibo-al-roma-jazz-festival-nel-segno-della-contaminazione-con-grandi-chef

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40 anni dopo

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

"Chi dice che io sono uno che non crede, mi conosce meglio di quanto io non conosca me stesso. Io posso essere uno che non crede, ma uno che non crede che ha nostalgia per qualcosa in cui credere." (PPP)