MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Il misterioso Hank

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Johnny Griffin, John Coltrane and Hank Mobley

 
Costretto a ritirarsi parzialmente dalla musica verso la metà degli anni '70, a causa di forti problemi economici, il furto del sassofono (che lo costrinse, per qualche tempo, a suonare il sax baritono) e un grave enfisema polmonare, Mobley è scomparso nel 1986. Le ultime sue apparizioni dal vivo lo hanno visto assieme al pianista Duke Jordan.
Della vita extramusicale di Mobley non si sa assolutamente niente: il sassofonista ha rilasciato solo due brevi interviste in tutta la sua carriera (una al giornalista e critico John Litweiler) mantenendo sempre però un estremo riserbo sulle sue vicende private. Anche la biografia di Derek Ansell uscita nel 2008 è costretta a basarsi solo sulla documentazione discografica del musicista, tale è l'assoluta mancanza di qualsiasi altra notizia di carattere personale.
Fonte: pagina Facebook  Mosaico della Musica
 
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Il mondo

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La scomparsa di Gianni Boncompagni ha riportato alla notorietà, tra le altre creazioni più o meno effimere del nostro, la canzone Il Mondo cantata  da Jimmy Fontana , di cui Boncompagni scrisse il testo. Pochi però, soprattutto i più giovani, conoscono il retroterra culturale e musicale di Fontana.
Jimmy Fontana, nome d’arte di Enrico Sbriccoli, fu un cantautore italiano che conobbe il successo negli anni sessanta, con la celeberrima “Il Mondo”. Nato nelle Marche, a Camerino, imparò a suonare il contrabbasso da autodidatta e, appassionato di Jazz, iniziò a frequentare l’Hot Club di Macerata, dove si esibì con gli amici. Dopo il diploma si trasferì a Roma per l’università e iniziò la collaborazione con la “Roman New Orleans Jazz Festival”.  Abbandonati gli studi, si dedicò alla musica con lo pseudonimo di Jimmy Fontana, ispirandosi al suo idolo Jimmy Giuffré, incidendo qualche canzone Jazz. Ben presto fondò la Jimmy Fontana Band and is Trio e sposò Leda, da cui ebbe quattro figli: Luigi, Roberto, Andrea e Paola. Nel 1961 partecipò al festival di Sanremo cantando Lady Luna insieme a Miranda Martino, ma il boom lo fece nel 1965 con “Il Mondo” scritto per lui da Gianni Meccia e Gianni Boncompagni.
All’inizio degli anni Settanta scrisse, in collaborazione con altri artisti, il brano “Che Sarà”, con lo scopo di proporlo a Sanremo, che verrà poi costretto a regalare ai Ricchi e Poveri che ne faranno un successo nazionale. Deluso dalla vicenda, si ritirò quasi definitivamente dalla scena musicale italiana.
Muore all’improvviso l’11 settembre del 2013, all’età di 78 anni, a causa di un’infezione dentale che gli causò una febbre molto alta, fatale per il suo fisico non più giovanissimo.
 
Leggo in questi giorni solo articoli e commenti incensatori sull’opera di Boncompagni. Ritengo che ci vorrebbe più equilibrio e più distacco nei giudizi. Se Bandiera Gialla e Alto Gradimento hanno a loro modo fatto storia (ma ci sarebbe da discutere anche qui) è anche vero che hanno dato il via a centinaia di trasmissioni sulla falsariga, quasi inevitabilmente brutte copie, che hanno contribuito solo ad impoverire ed abbassare il livello culturale delle radio italiane.
Se poi parliamo di Boncompagni autore televisivo ( Drim, Domenica In, Pronto Raffaella, Casa Castagna, Macao e ovviamente  Non è la Rai) più che l’originalità mi pare evidente la mediocrità, il basso livello, la ricerca facile di consenso e successo a spese di qualsiasi pallida ambizione artistica. D’altronde lui era stato esplicito fino dagli inizi: “In tv ci sono solo due cose: robaccia con ascolti alti e robaccia con ascolti bassi”, cosi’ quando leggo commenti coccodrilleschi come “Lo capiremo fra 30 anni” (Giancarlo Magalli), non mi rimane che sorridere. E’ vero che Magalli ci impiegherà 30 anni, ma a molti altri è invece cosi’ facile capire…..
 
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Veri "comunisti"

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Un articolo scritto con onestà intellettuale e non con il solito servilismo giornalistico.

Commento al post Umbria Jazz Spring

Approfitto del commento odierno per puntualizzare nuovamente, repetita iuvant, la politica editoriale di Tracce di Jazz. Siamo una manciata di appassionati, diversi per età, gusti, residenza geografica, formazione culturale (e tifo calcistico…ehm). Crediamo che le diversità, anche profonde, siano stimolo e ricchezza e non pretesto per divisioni, che, in campo jazzistico, sarebbero più ridicole che sostanziali vista l’esigua rilevanza economica e di immagine della nostra musica in Italia. Non siamo professionisti della musica o del giornalismo, al contrario, il nostro lavoro si svolge in ambiti quanto mai lontani da musicisti e giornali.

Anche questa si è dimostrata  una ricchezza, infatti, a differenza dei quotidiani e delle riviste generaliste, commentiamo  il programma dei  festival più significativi senza riportare il solo comunicato stampa, di solito “gonfiato” di aggettivi spesso usati a sproposito e senza una dimensione critica appropriata all’evento.

Anche rispetto ai jazz magazine cartacei ed on line(dei quali, sia detto per inciso, al  netto di critiche e differenti vedute , siamo appassionati lettori e sostenitori da sempre),  abbiamo oggettivamente un grosso vantaggio: non abbiamo “amicizie” da coltivare, rapporti economici da salvaguardare, pagine di pubblicità che potrebbero scomparire alla prima critica non gradita. E’ il cosiddetto libero mercato, ed il “normale” intersecarsi di rapporti economici ed umani .

Noi invece siamo fuori mercato: nessuna pubblicità, nessun introito, amicizie del tutto svincolate da interessi e/o ritorni di alcuna natura. Veri “comunisti” direbbe il Cavaliere se solo qualcuno gli  togliesse quell’agnellino dalle braccia.  Si tratta di una necessità e di una libera scelta che solo grazie alla rete si è resa possibile e praticabile.  

Con ciò non si pretende di essere sempre nel giusto o di essere onniscienti, sarebbe sciocco pensarlo, e, senza prenderci troppo sul serio, scriviamo da appassionati per appassionati, senza secondi fini, raccontando sempre il nostro pensiero e cercando di motivarlo. Secondo noi, e secondo il confortante parere di molti di voi che ci leggete, queste semplici premesse sono sufficienti per vivere una esperienza unica, tracciando uno sguardo libero e appassionato su musica e musicisti, festival e rassegne, album ed eventi oggi in Italia e nel mondo

E tutto ciò e al netto dei nostri limiti, almeno nel nostro paese è una esperienza unica che  non ha confronti.

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Auguri ad Han

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Han Bennink (Zaandam, 17 aprile 1942)

Cheese Kit Diptych is an installation by artist Walter Willems consisting of two drum kits. In one, full rounds of real (mainly Dutch) cheese sit atop drum stands; in the other, plastic cheese replicas usually found in store display windows are employed. In this absurd setting Willems reinforces the international stereotype of the Dutch by using a classic Dutch export product as its main ingredient. Cheese Kit Diptych was created specifically to be played by world-renowned Dutch improvisational jazz drummer Han Bennink. Bennink, ambassador of the Dutch free jazz scene, is known for his ability to drum on any surface, teeming with humor, virtuosity, and creativity through his animated style. Willems considered his installation incomplete until Bennink played both of the drum kits. The drum performance by Han Bennink was recorded on June 17, 2005 at the Museum of Contemporary Canadian Art where the Cheese Kit Diptych installation was a featured artwork in the Demons Stole My Soul: rock 'n roll drums in contemporary art exhibition. As part of the performance Bennink also played a conventional drum kit and a pair of wooden shoes. Directed and produced by Walter Willems.

 

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Without jazz

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”I can live a week without poetry, but not a day without jazz.“ - Philip Larkin, poet, novelist and jazz critic.

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Vocaboli sporchi

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Per alcuni jazz — prima scritto anche jass, jas, jasz, jaz — deriva dall’incerto «jasm» che, nelle zone creole, in par­ti­co­lare a New Orleans, è sino­nimo di vita­lità o in slang di pre­sta­zione ses­suale; per altri è una parola tratta dal fran­cese chasse-beau, che è un passo di danza dell’epoca (il cake walk).

Ma a fine Otto­cento si tro­vano ulte­riori rispo­ste: jazz-bells, sopran­nome delle pro­sti­tute di New Orleans in ricordo della Jesa­bel biblica; il verbo jaser, che signi­fica chiac­chie­rare; il sopran­nome Jazbo, un arti­sta di min­strel show; il sostan­tivo inglese gism, sino­nimo di volta in volta di forza, esal­ta­zione, ancora potenza ero­tica; il verbo to jizz, desi­gnante l’eiaculazione; l’africano jasi infine vuol dire vivere sotto pres­sione, in maniera fre­ne­tica. In ogni caso si tratta di suono o parola dai valori non certo edi­fi­canti, stando almeno a un’ottica per­be­ni­sta, come ricorda il pia­ni­sta Eubie Blake: «Non pro­nun­cio mai la parola jazz davanti a una signora. È un voca­bolo molto sporco!».

Fonte: 

http://ilmanifesto.it/basta-la-parola-venti-modi-per-dire-jazz/

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Umbria Jazz Spring

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TERNI Venerdì sera c'è il ritorno di Umbria jazz a Terni dopo 16 anni di assenza. Carlo Pagnotta, ideatore e instancabile direttore artistico dal lontano 1973 ha l’entusiasmo di sempre. Anche se sa che questa volta la strada sarà tutta in salita. Un budget esiguo per preparare un cartellone di qualità in pochi giorni. Una sfida resa ancor più difficoltosa per colpa del terremoto che tiene lontani tanti turisti e della mancanza di spazi adeguati, visto la chiusura sine die del Verdi e l’impossibilità di usare l’anfiteatro Fausto o il teatro di Carsulae: «Per questo l’ho voluta chiamare edizione zero, anche se i conti finali potrò farli solo il 17 aprile, ma è importante ricordare che negli anni Novanta c’erano tre festival in Umbria e ora torniamo a farli. Al di là della questione culturale c’è anche quella turistica, Orvieto e Perugia insegnano, deve succedere anche qui a Terni e l’edizione zero è solo la prima tappa di un viaggio appassionante»

(...)
Si parte il 14 aprile per finire la sera di lunedì di Pasquetta: «Quest’anno abbiamo deciso di fare un cartellone che strizza l’occhio alle famiglie, vedi il ritorno dei Gospel. Ma la qualità c’è e si vede». Il programma inizia venerdì santo con “Altissima Luce”, ovvero il Laudario di Cortona liberamente riletto da Paolo Fresu (arrangiamenti dello stesso Fresu e Daniele di Bonaventura) con quartetto jazz, orchestra da camera e coro, e si conclude con il duo Peppe Servillo-Danilo Rea». La storica voce degli Avion Travel ha preso il posto all’ultimo momento di Gino Paoli, che ha dovuto dare forfait per osservare un periodo di riposo.
In cartellone anche il british soul di Incognito, storica sigla dell’hip hop, e ancora dal Regno Unito arrivano i canti religiosi del London Community Gospel Choir. Jazz più ortodosso da parte del quartetto di Chico Freeman e del trio di Piero Odorici, il cui batterista è Roberto Gatto.Non mancheranno le street parade dei Funk Off, mentre una novità degli ultimi anni al festival umbro è Sammy Miller and the Congregation (il programma completo sul sito www.umbriajazz.it): «Posso dirmi moderatamente soddisfatto - continua Pagnotta- certo è che il budget e di circa la metà di quello di Orvieto, malgrado Terni sia capoluogo di Provincia, quando si usa il marchio di Umbria Jazz bisogna farlo per creare un evento di successo e spero che questo avvenga subito e soprattutto spero che tutti mantengano le promesse fatte».
 
In questo caso direi che è lo stesso Pagnotta che dice tutto: un festival raffazzonato in poche settimane, ed è evidente che è più una richiesta economica e politica che culturale, un budget non eccezionale nelle parole dello stesso direttore artistico, un cartellone "di qualità" che negli auspici dovrebbe raccogliere un buon consenso di pubblico, anche se con il jazz e/o con proposte di un certo spessore non si abbonda. Tutt'altro, direi. E difatti lo stesso Pagnotta sembra in imbarazzo nello spendere il marchio Umbria Jazz, che pure di proposte popular negli ultimi anni ha abbondato fino allo sfinimento (dei jazzofili). 
Fatte queste considerazioni faccio comunque il mio in bocca al lupo a questa scommessa, augurando a Pagnotta di vincerla. Con il pubblico innanzitutto, la qualità ritengo sarà meglio definita dalle prossime edizioni.