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Sulle tracce di.... James Brandon Lewis

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Sulle tracce di...

James Brandon Lewis, su cui negli ultimi anni si sono addensate attenzioni assai elevate, figlie di un paio di dischi straordinari come "Days Of Freeman", tensione coltraniana ed afrori hip-hop, ed il precedente "Divine Travels", ha accettato con entusiasmo una breve intervista col nostro portale, per presentarsi al pubblico Italiano che in questa primavera lo ha visto all'opera su alcuni palchi della penisola.


James Brandon LewisSu James Brandon Lewis, negli ultimi anni, si sono addensate attenzioni assai elevate, figlie di un paio di dischi straordinari come "Days Of Freeman", tensione coltraniana ed afrori hip-hop, ed il precedente "Divine Travels" che lo aveva imposto all'attenzione generale come voce originale all'interno del panorama afroamericano di New York. Il suo approccio materico rimanda direttamente ai grandi della nostra musica, anche nell'afflato spirituale che avvolge lavori poliedrici, sviluppati con grande feeling.
Oltre oceano, per dirlo in modo assai conciso, JBL è stato definito tout court "One of the modern titans of the tenor", difficile non convenire...
La nostra Redazione, al cui interno convivono felicemente gusti jazzistici profondamente diversi, si è ritrovata concorde sul valore di questo sassofonista (e compositore) classe 1983, dandone conto nel nostro Poll 2016, e puntando su di un jazzman che può diventare uno dei perni su cui andrà a girare negli anni a venire la musica che tanto amiamo.
James Brandon Lewis ha accettato con entusiasmo una breve intervista col nostro portale, per presentarsi al pubblico Italiano che in questa primavera lo ha visto all'opera su alcuni palchi della penisola. Let's start!

TdJ) Ci puoi parlare del tuo background familiare, e dei tuoi inizi?
JBL) Sono originario di Buffalo (NY) ed ho iniziato ad avvicinarmi alla musica già a 9 anni, suonando il clarinetto, mentre lo studio del sassofono comincia a 12 anni. Sia mia mamma che mio papà sono ai miei occhi dei meravigliosi esseri umani ,dotati di grande creatività ed io non posso che ringraziarli e benedire il supporto che mi hanno dato, e che continuo ad avvertire. Grazie a loro ho potuto frequentare, per sette anni (dal 5^ grado al 12^) l'ottima Buffalo Accademy for Visual and Performing Arts, anni di formazione e di grande crescita personale. Il mio cammino educativo è poi proseguito alla Howard University e più tardi ho ottenuto il mio "Master of Fine Arts" presso il California Institute of the Arts. Attualmente vivo a New York City.

Tdj) Ed il tuo primo incontro con il jazz?
JBL) Fin da piccolissimo, grazie soprattutto a mia mamma, ho potuto ascoltare dischi e trasmissioni di stampo jazzistico. Jazz che ho poi incontrato "ufficialmente" già a 12 anni, quando passai dal clarinetto a sax e feci le mie prime esperienze live. All'epoca suonavo musica gospel strumentale, in duo con un caro amico:pianoforte e sax. Il primo disco Jazz che ho comprato è stato "Charlie Parker All Stars Concert, -1949", un disco che per certi versi si rivelò fondamentale, per me, e che amo ancora molto.

TdJ) Passando ad oggi ed al tuo ultimo disco "No Filter" ti dirò che la prima cosa che ho avvertito è la ruggente "urgenza interiore" che lo anima dall'inizio alla fine. Ci vuoi parlare di questo lavoro?
JBL) Certamente! No Filter è uscito per BNS Session, un indie label, non particolarmente specializzata in Jazz ma che ha creduto molto in questa musica. Volevo realizzare un album che fosse brusco e diretto, che sapesse catturare l'intensità del giorno, volevo energia, ancora energia, il massimo dell'energia per avere la più grande delle libertà.
Trovo che sia un'interessante seguito di "Days Of Freeman". Penso che catturi molto in 6 tracce...belle selvagge.
Volevo documentare questo New Trio con il bassista Luke Stewart e il batterista Warren Trae Crudup, che si sono buttati a capofitto in questa avventura.
Il disco ospita anche il chitarrista Anthony Pirog, il rapper P.S.O The Hearth Tone King e il vocalist NIcholas Ryan Giant.

TdJ) Quanto al trio con Roy Roston...dobbiamo considerarlo un'esperienza finita? (confidiamo in qualche nuova incisione con lui alla batteria)
JBL) Spero di collaborare ancora con lui un giorno. Persona straordinaria e fantastico musicista. Adesso però sto costruendo qualcosa con i ragazzi del mio gruppo e io gli sono grato, li ringrazio e cercherò di continuare a crescere con loro e attraverso il loro contributo.

TdJ) Hai in programma anche altri progetti con largo organico?
JBL) Sto lavorando a diversi progetti che trovo molto stimolanti, ma perdonami, non voglio dire di più fino a che non ne sono sicuro al 100% che vadano in porto.

TdJ) Cosa pensi del movimento "BAM" e di ciò che attualmente gira attorno a questo acronimo (Black American Music)? Potresti essere una delle principali icone di questo "movimento", anche se per un jazzfan sentir parlare di Jazz Vs. Bam provoca una certa sofferenza...
(....lunga pausa di JBL che evidentemente vuole mettere a fuoco al meglio la spinosa questione, che forse ha più peso in Italia che negli Stati Uniti...)
JBL) Sono ben consapevole di dove siano le radici e di come sia nata questa musica. Sono costantemente alla ricerca della “mia verità".
Ogni giorno, per me, significa ricerca, ed in particolare ricerca della versione più vera di me stesso ed è un risultato cui voglio arrivare il più possibile vicino, prima di lasciare questo pianeta.
Ora, non sono sicuro che questa sia una risposta alla tua domanda, ma yeah, secondo me uno deve sempre cercare la propria verità e lottare per ottenerla, non deve sempre appoggiarsi a verità raccolte e sfornate bell'e pronte, se noi concordiamo con certe posizioni storiche assodate allora benissimo, ma lasciamo che il tutto sia naturale e che chi ritiene invece di avere visioni diverse, possa avere il pieno diritto ad esporlo.

TdJ) Dando uno sguardo alla scena jazzistica attuale penso che siate tu e JD Allen i “giovani” che stanno scavando con rigore nelle vostre radici, facendo emergere lavori importanti, in modi affatto differenti. C'è un'avvertibile aura spirituale in questi dischi e nella tua musica. Senti la responsabilità di quel che stai cercando di fare?
JBL) Oh, JD Allen è davvero un'ispirazione per me! E per il resto si, sento una profonda responsabilità, mi ricollego a quanto ti ho detto prima, non cesso mai di ricercare la versione più Vera di me stesso, il mio compito in fondo è quello di essere un vascello per la musica che passa attraverso di me, suonandola nel modo più vivo e vero. L'unico modo per onorare questo impegno, questa responsabilità che tu citi, è mantenere sempre una grande umiltà rispetto ai risultati raggiunti, senza mai fermarsi a quelli, ben sapendo che la realizzazione di questo disegno apparirà come un continuum e non come una somma di singoli episodi.

TdJ) A Bergamo Jazz ti abbiamo visto nel gruppo di William Parker...
JBL) Si! Ho recentemente suonato con il William Parker Organ Quartet al Bergamo Jazz Festival, un esperienza eccitante. Potere suonare ancora con William Parker è stato un grande onore, così come suonare con Cooper Moore e Hamid Drake...un'esperienza da cui cercherò di trarre il massimo come insegnamento e crescita...

TdJ) Ti piace il nostro Paese? Conosci musicisti italiani?
JBL) Beh, amo l'Italia, e ho avuto piacere di suonare qui diverse volte, con il trio di No Filter quest'anno, in passato al Conservatorio di Salerno e in altri posti, un paese fantastico ai miei occhi. Per quanto riguarda i jazzisti italiani apprezzo in particolare la vostra contrabbassista Silvia Bolognesi, che ho sentito suonare al Vision Festival in NYC.

TdJ) Che libro stai leggendo, attualmente?
JBL) “Treat It Gentle”. L'autobiografia di Sydney Bechet.

TdJ) Un'ultima cosa, se ti va, vorremmo un accenno a come un artista come te sta vivendo questo momento storico negli USA, con Trump alla Casa Bianca e le relative conseguenze.
JBL) Lo sto vivendo bene, sono consapevole e sveglio.

La risposta, assai musicale in inglese, ““I am living well and aware and awoke”, suona secca e convinta come uno dei suoi assoli. Il pensiero limpido e dai contorni zen di questo giovane con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto sul futuro ha attraversato anche questa chiacchierata informale, per la quale lo ringraziamo ancora di cuore.
Sarà un privilegio continuare a seguirne il volo.


 

 

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