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Matt Slocum - Black Elk's Dream

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Nuove uscite straniere

"Black Elk's Dream" è la nuova avventurosa registrazione del batterista, e compositore, Matt Slocum, in cui presenta undici nuovi brani originali con l'aggiunta di una versione della celebre "Is This America?" di Pat Metheny. L'album trae ispirazione dal visionario capo dei nativi americani Alce Nero e da "Alce Nero Parla", un libro citato anche da Orrin Evans nel suo album “...It Was Beauty”. 

Slocum ha composto ed arrangiato il progetto per un cast di amici di lunga data, tra cui i sassofonisti Walter Smith III e Dayna Stephens, il pianista Gerald Clayton e il bassista Massimo Biolcati. In questo episodio, il terzo da leader, Slocum e soci ampliano in modo significativo le promesse ampiamente messe in mostra negli acclamati "After the Storm" (2011) e Portraits (2010).
"Black Elk's Dream" mette in evidenza la passione del drummer per metriche cangianti e melodie liriche all'interno di strutture armoniche non convenzionali. Un aspetto piuttosto unico dell'approccio di Slocum alla composizione è il modo in cui egli riesce a ritagliare su misura i pezzi per mettere in luce le caratteristiche degli artisti per cui sta componendo. E' stato JazzTimes a descrivere Slocum in termini cestistici come "un compositore riflessivo, che imposta la sua squadra come un playmaker esperto mentre esegue un attacco." La sua scrittura trae infatti ispirazione da una vasta gamma di fonti sia all'interno che all'esterno di ciò che comunemente intendiamo per linguaggio jazzistico. In questo progetto si può sentire l'influenza di Wayne Shorter, Dave Holland, Paul Motian, Billy Strayhorn ma anche di Maurice Ravel, e nonostante questa gamma d'influenze il suo linguaggio risulta per lunghi tratti nuovo, fresco e mai meramente derivativo.
L'intensa bellezza spirituale della grande visione di Alce Nero e le oscure lotte che gli Oglala Lakota dovettero affrontare nel loro sforzo di portare la loro visione alla realtà, costituiscono il potente messaggio che l'album vuole trasmettere. Il brano d'apertura pare essere ambientato in un futuro relativo vicino, "Pine Ridge", cui fa seguito "Ghost Dance", mentre la title-track "Black Elk's Dream" ripercorre l'evoluzione di quella visione mistica fin dal suo inizio. Slocum crea un classico "concept album" in cui il materiale tematico vibra variando intensità e potenza del flusso musicale. Continue variazioni e sviluppi dal "Black Elk's Dream" portano a rivisitazioni e sviluppi continui, nei quali fungono da raccordo gli intermezzi pianistici in "A Dream Revisited" ed in "End of A Dream".
"E' diventato sempre più importante per me avere una storia, reale o immaginaria, su cui basare le composizioni. Penso che l'immediatezza e la bellezza di "Alce Nero Parla" di John Neihardt apra a nuove possibilità di esplorazione, in termini di umore e di colore, così come di strutture armoniche e ritmiche. Ci sono voluti circa due anni per rendere la musica come volevo e pronta per essere registrata, ma le difficoltà incontrate sono state certamente utili perchè m'hanno incoraggiato nelle mie convinzioni anzichè deprimermi, costringendomi a migliorare, mentre continuavo a costruire."
Come detto il disco parte con una vista inquietante dall'alto, una riflessione lirica su "Pine Ridge". La chimica irresistibile sviluppata dal quartetto e l'approccio organico sono immediatamente evidenti. Slocum osserva ancora: "Questo è stato il primo pezzo ed il primo take della sessione. Mi piace il senso di elasticità e di spontaneità che Walter, Gerald e Massimo portano in questo brano."
"Ghost Dance" giustappone una fluttuante melodia al sassofono ad un groove su ritmi variati. Il brano prende il largo da una suggestiva improvvisazione di Smith che porta all'esplosiva interazione del trio, durante gli inventivi assoli di Clayton e Slocum.
"Normalmente scrivo prima le melodie - spiega ancora il leader- ma in questo caso ho iniziato a sperimentare un groove per una linea di basso. Io non penso alle canzoni in termini di linee o battute per misura, almeno fino a quando non le scrivo. Poi mi registro mentre le suono per poi riascoltarle e trascriverne metriche e ritmi."
"Yerazel", una parola armena che significa "sogno", mette in evidenza il suono caldo e scuro di Dayna Stephens nel registro inferiore del sassofono, e la profonda sensibilità musicale del trio. "In questo pezzo l'elemento del sogno è inteso in un senso più passivo, mentre la title track usa la parola sogno come sinonimo di visione. Ho provato a creare un fluttuante ed un po' misterioso sentimento di innocenza e di bellezza, per riflettere il periodo giovanile di Alce Nero, ovvero subito dopo aver ricevuto la sua grande visione, ma prima che ne avesse pienamente compreso il suo significato e la sua importanza."
"Prelude" e "Black Elk's Dream", sono entrambe parti della stessa Suite, e sono un po' il cuore dell'intera session. Qui Slocum s'avventura in un territorio più esteso ed interamente composto, bilanciando e reintroducendo temi multipli in trame riccamente intessute dal combo. Il magistrale dialogo tra Smith e Slocum all'inizio di "A Blues" è uno dei punti culminanti dell'album. "Data la definizione del Blues fornita da B.B. King: 'un'espressione di rabbia contro la vergogna e l'umiliazione', e date tutte le promesse infrante ed il trattamento disumano che la Oglala Lakota dovettero sopportare dal nostro governo, ho sentito necessaria l'inclusione di un blues in questo progetto. Inoltre sarebbe criminale essere in studio con Walter e non registrare un blues!"
"Is This America?" è una delle mie composizioni preferite di Pat Metheny. So bene che l'ha scritta in seguito all'uragano Katrina, ma lo stato d'animo, le intenzioni ed i sentimenti sembrano molto appropriati anche per questo progetto. La canzone è geniale nella sua semplicità e bellezza lirica. Ho mantenuto tutta l'armonia originale e fatto solo alcune piccole modifiche nell'arrangiamento", ha spiegato ancora Slocum.
L'interludio "A Dream Revisited" mette in mostra il raffinato tocco di Gerald Clayton su una variante basata sulla parte finale della title track.
"Black Hills", l'unico brano in quintetto della registrazione, vede Stephens e Smith improvvisare splendidamente, passando gradualmente da un dialogo meditativo ad un picco evocativo. Slocum descrive "Black Hills" come "il culmine emotivo e il punto di svolta della registrazione", notando che "questo pezzo potrebbe essere considerato una risposta musicale al massacro di Wounded Knee."
Il brano "Days of Peace" (e anche la stessa sua collocazione nell'ordine delle tracce) è "destinato a creare l'illusione di un sogno, di un clima di allegria e calore attraverso un flashback di un tempo brillante, prima che tutto diventi apparentemente perduto. "A Disappearing Path" e "End of a Dream" sono invece stati pensati sia per riflettere la tristezza e la rassegnazione che emergono nelle ultime righe di "Alce Nero Parla" che per tributare un omaggio estremo alla bellezza di un sogno perduto".

 

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