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Il Pianoforte Nel Jazz: cento anni di jazz raccontati da Adriano Mazzoletti

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Notizie

Quattro concerti alla Sala Casella nell’ambito della stagione della Filarmonica Romana per ripercorrere la storia del pianoforte nel grande repertorio jazz da Scott Joplin a Keith Jarrett. In compagnia dello scrittore e giornalista Adriano Mazzoletti e di cinque pianisti italiani eccellenti interpreti e autori di questo repertorio: Alberico Di Meo, Cinzia Gizzi, Silvia Manco, Amedeo Tommasi, Enrico Pieranunzi.


Anche quest’anno la Filarmonica Romana si apre al mondo del jazz, cui da due stagioni l’istituzione riserva una nutrita serie di serate speciali. Filo conduttore sarà Il pianoforte nel jazz: quattro concerti in collaborazione con l’Associazione “Annarosa Taddei”, alla Sala Casella (la domenica alle ore 18), affidati alla cura di Adriano Mazzoletti, a partire dall’11 dicembre.
Giornalista e scrittore, considerato uno dei padri della diffusione della musica jazz in Italia, Mazzoletti, con l’aiuto di diversi artisti – musicisti jazz fra i più importanti del nostro paese – guiderà il pubblico, ripercorrendo la storia del pianoforte nel grande repertorio jazz. Ad impreziosire le singole serate, la proiezione di brevi filmati di grandi pianisti delle varie epoche.
“La data ufficiale della nascita del jazz è il 1917 perché – racconta lo stesso Mazzoletti -, in quello stesso anno veniva inciso un disco da una orchestra che aveva inserito nel proprio nome la parola ‘jazz’. Ma queste musica ha origini più antiche. I primi ad accorgersi dell’importanza del jazz furono due musicisti europei, Ernest Ansermet che ne scrisse già nel 1919, senza però utilizzare la parola ‘jazz’ per indicare quella musica che lo aveva così colpito e Alfredo Casella che nel 1922 l’ascoltò negli Stati Uniti. Sono trascorsi oltre novanta anni e il jazz ha subito una infinità di modifiche. Nel corso dei quattro incontri sarà ‘raccontata’ la sua storia attraverso il pianoforte, strumento utilizzato già ai primordi, a differenza di altri, quando, alla fine del 1800, questa musica era indicata come ‘ragtime’”.
Il concerto che inaugura la rassegna domenica 11 dicembre vede in programma alcune pagine dei maggiori compositori ragtime fra i quali Scott Joplin e successivamente di Jelly Roll Morton, pianista di New Orleans, il primo ad aver modificato lo stile precedente e aver dato vita a quella musica che qualcuno ha chiamato jazz. Ad eseguirle Alberico De Meo, pianista, arrangiatore, compositore che ha suonato nella sua lunga carriera musicale con i più prestigiosi musicisti di jazz classico italiani, europei, americani, invitato a partecipare nei più importanti festival europei di jazz classico, risultandone spesso vincitore, sia come pianista solista che come leader di gruppi.
Il 5 febbraio con la serata dal titolo “Harlem e i suoi pianisti” ci si sposta agli anni Venti, quando il jazz lascia New Orleans e si trasferisce “armi e bagagli” al Nord. Chicago e New York diventano le nuove patrie del jazz e ad Harlem nascono altri stili, come lo swing style. A far rivivere quel periodo, due eccellenti pianiste, Silvia Manco e Cinzia Gizzi.
La prima è pianista, cantante, compositrice, autrice di testi, arrangiatrice, salentina di nascita, romana di adozione che vanta collaborazioni da Roberto Gatto a Renzo Arbore; la seconda, prima donna a ricoprire nel ’95 la cattedra di jazz in Italia (e per molti anni l’unica), svolge un’intensa attività concertistica in Italia e all’estero, sia accompagnando nomi prestigiosi del jazz americano e italiano, sia come leader di una propria formazione.
Il 19 febbraio con il terzo concerto “I pianisti attraversano gli Oceani” si entra nel jazz moderno, solista Amedeo Tommasi, uno dei grandi solisti italiani, che ha percorso la storia del jazz lungo tutto il secondo Novecento fino ai giorni nostri accanto a nomi quali Chet Baker, Massimo Urbani, Giovanni Tommaso, Roberto Gatto, Franco Mondini, René Thomas, Bobby Jaspar, Jaques Pelzer, fra gli altri.
Gran finale con Enrico Pieranunzi il 5 marzo quando si parlerà di Il jazz di oggi e i suoi pianisti. Una serata dedicata ai grandi pianisti degli ultimi anni, primi fra tutti Bill Evans e Keith Jarrett, ma anche Chick Corea, Herbie Hancock ed Enrico Pieranunzi. Sì, Enrico Pieranunzi che oltre che interprete, con le sue composizioni ha saputo creare un proprio stile su cui si è concentrato parte dell’interesse internazionale del mondo del jazz.

 

Commenti   

#2 Carmelo Melo Sardo 2017-02-20 20:09
Il signor Corrado, ricordando la figura Giancarlo Bertoni, si riferisce ai giorni dell'ottobre 1959 quando Chet Baker si esibì al Comunale di Modena appunto con il trio di Tommasi (Baker che in quei giorni venne anche intervistato per La Gazzetta dell'Emilia dal giovane cronista Francesco Guccini); la serata, inoltre, vide l'esizibizione della New Emily Jazz Band di Romolo Grande (altra figura mitica del jazz geminiano), nella quale, appunto, Bertoni (che nel 1962 diventerà presidente del club modenese della FIDJ e sarà uno dei promotori del rinato jazz festival dopo quello storico del 1954) in qualità di banjonista. Molto importante ricordare questi personaggi, poiché Il jazz sta - anche - in questo,
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#1 Plinio Corrado 2017-02-20 13:19
Strepitoso ieri sera (19 febbraio) Amedeo Tommasi, e come sa raccontare la sua ritmica dialogando tra le note con il bravissimo Adriano Mazzoletti. Come quando, con accento triestino, ti spiega il 5/4 di Dave Brubeck con l'analogia della gallina zoppa. Oppure quando ti parla dell'accordo a otto note dove la nota che manca deve metterla il basso - sono pagati per questo. Poi racconta di un giorno di quando arriva il free jazz, fortunata occasione per rifiutare questo nuovo modo di strimpellare note e passare alla musica da film. Ecco i primi soldi veri, dopo anni che, per avere tre serate di fila, non restava che andare in Belgio. Bravo anche qui, Amedeo, a darci un'immagine di quel tempo che poca dimestichezza aveva con le invenzioni del tuo Trio.

Carino sarebbe stato in questa serata spendere una parola in ricordo di Giancarlo Bertoni, grande solista di banjo, dirigente RAI, deceduto nel '77 in incidente di macchina assieme al suo direttore. Fu in casa sua a Modena che fu ospitato Chet Baker, da poco arrivato in italia (e si dovette abbattere la porta del bagno per tirarlo fuori - l'angelo con la scimmia sulla spalla - così si diceva di quanti ormai presi nel paradiso della droga). Poi fu lunga amicizia con Amedeo e serate indimenticabili a fare musica con gli amici di quel tempo, tra i quali Pupi Avati (uno che fa cinema come dixieland) e Lucio Dalla.

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