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John Patitucci Electric Guitar Quartet - Brooklyn

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

A sei anni di distanza dall'ultima prova come leader John Patitucci, il cui nome corrisponde attualmente a quello del bassista più ricercato del jazz moderno e con un ventaglio di collaborazioni in essere che non ha eguali, torna negli studi di registrazione per incidere un nuovo disco, depone il contrabbasso, imbraccia lo Yamaha a 6 corde e si circonda, noblesse oblige, di una vera e propria all star band elettrica.


BrooklynA sei anni di distanza dall'ultima prova come leader John Patitucci, il cui nome corrisponde attualmente a quello del bassista più ricercato del jazz moderno e con un ventaglio di collaborazioni in essere che non ha eguali, torna negli studi di registrazione per incidere un nuovo disco, depone il contrabbasso, imbraccia lo Yamaha a 6 corde e si circonda, noblesse oblige, di una vera e propria all star band elettrica con due chitarristi del calibro di Adam Rogers e Steve Cardenas, mentre alla batteria siede un perfetto Brian Blade.
Le premesse insomma ci sono tutte: Patitucci è un sideman eccezionale che non ha alcuna pressione quando opera da leader ed ha la fortuna di potersi scegliere i partners che vuole, come accadde nei lavori per Concord del passato.
Rispetto a quei lavori “Brooklyn”, magnificamente autoprodotto, sciorina una marcia in più, un suono più originale, un'interplay tra i due chitarristi ed il leader da lasciare attoniti fin dal primo brano in scaletta: “IN-9-1881” (titolo meno misterioso di quanto appaia, trattasi infatti del vecchio numero di telefono di casa Patitucci a Brooklyn) che sfocia in “The Search” per 8 minuti di jazz fluente e immaginifico.
Concettualmente l'album vuole riproporre echi dall'ambiente musicale variopinto in cui Patitucci è cresciuto, l'humus musicale della sua giovinezza, e tra fascinosi quadretti africani (“Dugu Kamelemba”) ed eleganti riprese monkiane (“Trinkle Tinkle” e “Ugly Beauty”) esplode l'esplicito blues in stile B.B. King di “JLR” e quello funkeggiante del godibilissimo “Band Of Brothers” mentre la proposta di “Go Down Moses” mette in mostra le potenzialità di questa singolare formazione, in uno spiritual che Patitucci stesso connota come “David Lynch a spasso per New Orleans”.
L'ultimo brano in scaletta, una ballad profondamente lirica e dedicata alla propria famiglia, vede Patitucci rimirare, da solo e con una punta d'emozione avvertibile, i “Tesori” del passato che questo lavoro ha in qualche modo riportato alla luce.
Non sarà facile sentire questa band portare in giro questa musica, cosa che capita spesso ai progetti dei bassisti super impegnati, ma “Brooklyn”, inciso benissimo, è comunque un disco fondamentale nella carriera di questo vero jazzman, e rimane nel lettore per ripetuti ascolti a godimento crescente.
(Courtesy of AUDIOREVIEW)

VALUTAZIONE: * * * *


 

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