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Orrin Evans - #knowingishalfthebattle

Scritto da Francesco Barresi on . Postato in Recensioni Cd

Premetto che il cd in oggetto rappresenta una delle opere più interessanti ed importanti uscite nel 2016 ed un deciso cambiamento della poetica di Evans che si apre ad una tavolozza di colori molto ampia, nella quale confluiscono influenze molteplici, ma sempre inerenti alla cultura afro-americana. Jazz, blues, urban sound ed echi diversi si fondono in modo imprevedibile, ma sempre coerente e mai banale.


#knowingishalfthebattleOrrin Evans è, attualmente, uno dei pianisti di punta della scena statunitense ed il disco che mi appresto a descrivere ne è la testimonianza.
Originario di Philadelfia, ma dagli anni novanta risiede a New York ed è qui che inizia le sue esperienze decisive. Diventa allievo di Kenny Barron ed inizia a collaborare con personaggi del calibro di Steve Wilson, Ravi Coltrane e Ralph Peterson, fra gli altri, ma crea anche organici propri che vanno dal trio con Eric Revis e Nasheet Waits alla big band denominata The Captain Black Big Band, nel tempo diventata fucina di giovani talenti, oltre ad essere un’orchestra di alto livello di stanza allo Smoke, uno dei club più attivi e noti della Grande Mela. Egli si distingue, dunque, per qualità pianistiche e musicali di prim’ordine, muovendosi in ambito “contemporary mainstream“.
Premetto che il cd in oggetto rappresenta, nella mia opinione, una delle opere più interessanti ed importanti uscite nel 2016 ed un deciso cambiamento della poetica di Evans che si apre ad una tavolozza di colori molto ampia, nella quale confluiscono influenze molteplici, ma sempre inerenti alla cultura afro-americana.
Jazz, blues, urban sound ed echi diversi si fondono in modo imprevedibile, ma sempre coerente e mai banale. Se qualcuno cerca un esempio di ciò che adesso si definisce BAM, la musica che qui si ascolta potrebbe essere adottata come uno degli esempi più calzanti e originali.
L’opera si può dividere in due parti. La prima, che si chiude con la traccia n. 8 (Heavy Hangs the Head That Wears The Crown ), è un susseguirsi di brani dalla poliritmia molto accentuata, contenenti atmosfere diverse e che mutano, sia ritmicamente che espressivamente, anche all’interno dei singoli brani, tra i quali spicca “Kooks” di David Bowie, vocalmente interpretato dalla brava M’ Balia Singley. La seconda parte, dal brano n. 9 “Doc’s Holiday”, si fa più regolare nei ritmi, ma mantenendo una tensione creativa sempre costantemente elevata.
Evans si conferma pianista di classe non comune, ma tutto il gruppo funziona a meraviglia. La ritmica è completata da Luques Curtis al contrabbasso e dallo straordinario batterista Mark Withfield Jr., a suo agio nelle suddivisioni ritmiche più impegnative come nell’accompagnamento in 4/4.
Il papà, Mark Withfield Sr. si alterna a Kurt Rosenwinkel, tranne nel brano 8 prima citato in cui suonano entrambi. In tre dei brani c’è spazio anche per il valido sassofonista Caleb Curtis e per la già citata M’ Balia Singley, dalla voce potente ed intrisa di accenti gospel.
Non aspettatevi, infine, temi tradizionalmente strutturati perché rimarreste spiazzati. Sovente il tema è trattato in modo completamente diverso e ciò costituisce un ulteriore motivo di interesse per l’ascolto di questa proposta che riesce ad essere al contempo originale ed imprevedibile, pur rimanendo ben ancorata alla tradizione afro-americana.
Disco assolutamente consigliabile che ci consegna un Orrin Evans in grado di gettare un seme importante per la crescita della musica jazz (o BAM, ma poco cambia...).


 

 

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