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Branford Marsalis feat. Kurt Elling - Upward Spiral

Scritto da Francesco Barresi on . Postato in Recensioni Cd

La pubblicazione di un disco di del sassofonista Branford Marsalis è sempre un avvenimento atteso con curiosità e impazienza dagli appassionati. L’opera in oggetto presenta l’ultimo progetto che molti di noi hanno potuto ascoltare dal vivo nei festival italiani della scorsa estate e che vede l’inserimento, all’interno del classico quartetto composto da Marsalis, del cantante Kurt Elling.


Upward Spiral La pubblicazione di un disco di del sassofonista Branford Marsalis è sempre un avvenimento atteso con curiosità e impazienza dagli appassionati, essendo uno dei sassofonisti contemporanei più rappresentativi.
L’opera in oggetto presenta l’ ultimo progetto che molti di noi hanno potuto ascoltare dal vivo nei festival italiani della scorsa estate e che vede l’inserimento, all’interno del classico quartetto composto da Marsalis al sax soprano e tenore, con Joey Calderazzo al pianoforte, Eric Revis al contrabbasso e Justin Faulkner alla batteria, del cantante Kurt Elling.
L’aggiunta di un vocalist all’interno di un organico collaudato non è mai cosa semplice. Le dinamiche sono costrette a mutare in considerazione di tale presenza, così come gli arrangiamenti dei brani devono essere studiati per l’ occasione e, dunque, è necessario trovare un comune denominatore che faccia assumere coerenza alla situazione.
Proprio a causa di tale esigenza, questo “Upward Spiral” si presenta con un contenuto molto diverso rispetto ai lavori in cui suona il solo quartetto.
Le atmosfere ritmicamente e armonicamente tese dei dischi precedenti vengono sostituite da un contesto più soffuso e meditato in cui si alternano standard come “I’m Fool To Want You“ di Sinatra o “Blue Gardenia” a brani come “Doxy” di Rollins o “Practical Arrangement“ di Sting e “So Tinha de ser con voce” di Jobim.
Nella seconda parte dell’album Marsalis ed Elling aprono anche ad atmosfere un po’ più libere, affrontando brani di Fred Hersch o originali del sassofonista, mantenendo comunque un’atmosfera di fondo omogenea ai brani precedenti.
Oltre ai temi, bene alternati ed eterogeneamente scelti, si possono apprezzare interventi solistici che rallegrano l’animo dell’appassionato e ciò fa si che ci si trovi al cospetto di un’ opera godibile e suonata, oltre che cantata, ad alti livelli da musicisti fra i più rappresentativi del jazz contemporaneo.
Unico neo, forse, è che si fatica un po’ a rintracciare quel “quid “ che ne farebbe un capitolo da ricordare a lungo. Disco comunque vivamente consigliato.

VALUTAZIONE: * * * *


 

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